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Enzo Lauretta

Enzo Lauretta

Un blogger agrigentino a Madrid, Enzo Lauretta: "Andare via dalla propria città non è mai facile"

Nipote d'arte, madrileno d'adozione con una passione forte e senza riserve per la scrittura. La sua penna, ogni giorno, racconta spaccati di vita di una Spagna vista con gli occhi di un figlio della Valle dei Templi

Sei un attore, imprenditore, uno studente, o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Quando di cognome fai Lauretta e per di più sei agrigentino, allora i pensieri ti portano a pensare alla scrittura, ed alla cultura  ma anche agli studi Pirandelliani. Il nostro volto della settimana si chiama Enzo Lauretta, nipote d’arte (il nonno fu uno scrittore e fondatore del centro nazionale studi Pirandelliani ndr) e oggi vive a Madrid. Enzo, blogger, si definisce agrigentino di nascita ma madrileno d’adozione. La passione per la pubblicità, l’amore per la scrittura e la gastronomia: ecco la storia di Enzo Lauretta.

Ciao Enzo, raccontaci la tua storia

"Vorrei prima di tutto cominciare col presentarmi per chi ancora non mi conoscesse: sono un blogger e scrittore agrigentino di nascita e madrileno di adozione. Dopo l’esperienza dell’Erasmus, da cui è nato il mio primo libro che ho pubblicato sia in Italia che in Spagna, ho deciso di trasferirmi a Madrid, in cui vivo da quasi 5 anni ormai. Una breve parentesi di due anni a Milano, dove ho frequentato un Master in Comunicazione Pubblicitaria, mi ha permesso di aprirmi la strada verso il mondo della agenzie in cui ho sempre lavorato da quando sono qui come Copywriter e Social Media Manager. Nel contempo grazie al mio blog Madridiana, ho cominciato a raccontare la città di Madrid nei suoi vari aspetti, soprattutto quello gastronomico e più recentemente attraverso “Esperienza Spagna”, la piattaforma dell’Ente spagnolo del Turismo in Italia per il quale ho anche impartito un webinar rivolto a dei professionisti del settore. Alla fine ho unito queste due passioni, quella cioè della pubblicità e della gastronomia, dedicandomi all'organizzazione di eventi e la comunicazione gastronomica".

Ti manca la tua città?

"Non più di tanto perché in realtà è come se non me ne fossi mai andato veramente. Da Madrid continuo a gestire i contenuti della pagina del Centro Nazionale Studi Pirandelliani e la comunicazione dell’Akragas Folk Dance Group con il quale condivido, quando posso, i palchi dei Festival internazionali di tutto il mondo. Mi manca quello che invece ha fatto parte della mia vita fino a poco prima di andarmene, e con questo non intendo quello che spesso vedo sui social ovvero “u scrusciu du mari” perché allato al mare io ci ho vissuto e so dove trovarlo tutte le volte che torno, e cioè la vicinanza fisica degli affetti familiari".
 

In cosa, secondo te, deve migliorare la tua città?

"Sarebbe inutile, quantomeno improduttivo, soffermarsi sui problemi che affliggono la città da cui vengo e dei quali ancora sentiamo continuamente parlare. Soluzioni. Per questo bisogna capire prima di tutto come ognuno possa contribuire secondo le proprie competenze, se cioè nello specifico, per esempio, quello che un Enzo Lauretta ha da proporre sia valido e utile, anche se rimango sempre dell’idea che non si tratti solo di ciò che uno sia in grado di proporre ma dalla capacità degli altri di saper ascoltare. Mio nonno diceva negli ultimi tempi che la cultura si era impoverita e in effetti la maggior parte delle manifestazioni, troppo spesso affidate al pressappochismo e all’improvvisazione, hanno perso qualcosa nel tempo, penso in primis, tra le tante, al Festival Internazionale del Folklore. Direi quindi di riprendere contatto con la realtà culturale della nostra città e poi affidarsi a dei professionisti, spesso sostituiti negli ultimi anni da persone poco qualificate".
 

Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

"Non credo ancora di essere in grado di dare consigli. Cito un vecchio discorso di Luigi Pirandello in cui diceva che 'i siciliani, quasi tutti, hanno un’istintiva paura della vita, per cui si chiudono in sé, appartati, contenti del poco, purché dia loro sicurezza. [...] Ma ci sono quelli che evadono, quelli che passano non solo materialmente il mare, ma che, bravando quell’istintiva paura, si tolgono (o credono di togliersi) da quel loro poco e profondo, che li fa isole a sé, e vanno, ambiziosi di vita, ove una certa loro fantastica sensualità li porta'. Così ho fatto io. Può sembrare duro rimanere ad Agrigento ma lo è altrettanto doversene andare cercando poi di farsi largo, come faccio io giorno per giorno, tra milioni di persone a Madrid che di abitanti ne fa 6. Ognuno dovrebbe sempre cercare a modo suo il proprio cammino, e questo è quello che penso io".

 

Sogni di tornare?

"Forse un giorno ma non ora, e questo non dipende da me, o solo da me. In ogni caso, come dico da tempo, il fatto di essere lontano non significa per forza essere distante. Nonostante le miglia che ci separano siano parecchie, non perdo mai occasione di “documentarmi” anche perché, passando tutto il tempo sui social è impossibile non rendersi conto di quello che succede, specie grazie a pagine come @satiraagrigentina o ad amici e parenti che mandano su whatsapp notizie fresche di Agrigento".

 

Qual è il tuo più grande sogno professionale?

"Più che di sogni penso parlerei di progetti professionali che ho in mente di voler realizzare da tempo e che riguardano anche la città di Agrigento. Lavorando in pubblicità potrei voler aspirare a qualche premio del genere o a quelli riservati agli scrittori, ma per il momento mi accontento delle piccole cose che riescono a farti felici nella vita di ogni giorno".

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