Testa e mani per inventare, l'agrigentino Luigi Greco: "Arrivare in auto mi fa piangere dall'emozione"

L'architetto: "Credo che uno degli insegnamenti più grandi impartiti dal Covid-19 all'Umanità sia che: se tutti ci fermiamo il sistema che pensavamo fosse inarrestabile va istantaneamente in tilt"

Luigi Greco

Sei un attore, imprenditore, uno studente, o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Da una parte all’altra del mondo con in tasca una grande passione, ovvero quella dell’architettura. L’ambizione di volersi migliorare giorno dopo giorno e la consapevolezza buona di potercela fare.

Da Roma a Porto fino a Parigi passando per Salvador da Bahia: il nostro volto della settimana ha camminato tanto tanto ed è stato sostenuto da grandi idee.  

Testa e mani navigano dalla stessa parte, in un mare grande reso speciale dal sapore di progetti unici. Quel "vizio" di tornare a casa in auto per respirare l'aria buona della Sicilia. E’ Luigi Greco il nostro volto della settimana, un architetto che ha fatto parlare di se in giro per l’Italia e non solo.  


 

Raccontaci la tua storia

"Ho lasciato Agrigento nel 2004 e dopo aver vissuto a Roma, Porto, Parigi e Salvador da Bahia dal 2015 vivo a Bologna con mia moglie e i nostri 2 figli agrigentin-berlinesi. Mi occupo di architettura (www.luigigreco.work) e sono specializzato in costruzioni in legno e pianificazione urbana sostenibile. L'architettura e' una passione che ho sin da piccolo e dagli anni della formazione ho cercato di esplorarla nel profondo della sua anima tecnica e sociale imparando a realizzare con le mie mani strutture in legno di grandi dimensioni che potessero catalizzare la socialita', il gioco o permettere, ad esempio, la fruizione di spazi abbandonati. Con il mio studio creativo GRRIZ ( www.grriz.com) collaboriamo attivamente con amministrazioni e associazioni e abbiamo realizzato allestimenti e installazioni site- specific per numerosi festival nazionali e internazionali. Negli anni abbiamo esposto alla XV Biennale di Venezia e al MAXXI di Roma e nel 2019 siamo stati selezionati per il premio NIB come uno dei migliori studi di architettura e paesaggio italiani under 35. Indubbiamente pero' i progetti che mi rendono piu' orgoglioso nella mia carriera sono quelli legati ad Agrigento: le azioni di riuso temporaneo insieme al collettivo Rudere Project e le sculture che ho realizzato per il palco del FestiValle a Oceanomare nelle ultime 3 edizioni del festival. In questi progetti mi sono sentito veramente vicino alla città e alla sua natura e libero di esprimermi artisticamente in stretta collaborazione con grandi professionisti agrigentini".

Perché hai scelto di lasciare Agrigento?

"Ho scelto di lasciare Agrigento a 18 anni per studiare architettura a Roma. I miei genitori mi hanno dato questa grande possibilita' (e ancora li ringrazio). Ricordo che dopo la maturita' ricevetti in regalo uno zaino da trekking da 100 litri e da quel momento ho cercato di sfruttare al meglio ogni possibilita' di studio e di lavoro nel Mondo, ogni possibilita' di fare e disfare lo zaino".

Ti manca la tua città ?

"Inutile nascondere che Agrigento, la mia famiglia e i miei amici mi mancano, sempre. Ho cambiato citta' e accenti ma ancora quando parto da Agrigento piango dall'emozione e quando parto verso Agrigento cerco sempre di tornare in auto perche' arrivare a Messina o a Palermo col traghetto... mi fa piangere dall'emozione. Ormai sono giunto alla conclusione che la mancanza, la nostalgia del migrante, e' lo scotto da pagare".

Cosa cambieresti di Agrigento?

"Essendo un architetto la lista delle cose che cambierei di Agrigento e' in costante aggiornamento. C'e' tantissimo da ristrutturare, da completare e da demolire. Credo che proprio la condizione di non-finito di molti paesaggi agrigentini, e con la quale sono ovviamente cresciuto, abbia profondamente influenzato le mie radici architettoniche e il mio istinto a immaginare cose che non esistono (ancora). Ad Agrigento ci sono delle potenzialita' latenti che sbloccherebbero tanto e tanto lavoro ma riusciremmo a scorgerle solamente cambiando il modo in cui guardiamo al futuro della citta', il modo in cui ci concediamo di sognare ad occhi aperti".

Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

"Credo che uno degli insegnamenti più grandi impartiti dal Covid-19 all'Umanità sia che: se tutti ci fermiamo il sistema che pensavamo fosse inarrestabile va istantaneamente in tilt. Allo stesso modo spero i giovani agrigentini riconoscano il proprio peso politico e rivendichino il loro diritto alla citta': qualità degli spazi pubblici, qualità dei servizi e delle infrastrutture, qualità del tempo libero. Se tutti si fermassero, le cose andrebbero sicuramente in un altro modo".

Sogni di tornare?

"Certamente! Sono sempre a disposizione per attivare grandi progetti ad Agrigento e spero un giorno di potere aprire un mio studio anche li. Per il momento però sogno solo di poter tornare quest'estate".

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