Testa e cuore dentro una grande metropoli, Alessandro Sallì: "Sono un figlio lontano della mia terra"

Da 21anni vive al Nord. Oggi ricopre un ruolo di prestigio nella grande distribuzione organizzata

Alessandro Sallì

Sei un attore, imprenditore, uno studente, o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Lasciare Agrigento a 18anni. Riempire una valigia e portare dentro al cuore, il sole caldo della tua città, l’amore - senza riserva - della tua famiglia e una grande ambizione. Da Bologna a Milano, la metropoli che ti accoglie, ma poi ti detta ritmi: nuovi e frenetici, alla quale ti devi abituare in grande fretta.

Da agrigentino al nord a milanese d’adozione, è questa la storia di Alessandro Sallì. E’ lui il nostro volto della settimana. L’agrigentino, che vive al nord da 21 anni, è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nel business della grande distribuzione. Ecco la sua storia.

Ciao Alessandro, raccontaci la tua storia 

"Vivo a Milano e mi occupo di relazioni industriali. Attualmente ricopro il ruolo di responsabile delle relazioni sindacali di Federdistribuzione, l’organizzazione datoriale che rappresenta le aziende della grande distribuzione organizzata. Rientra tra le mie responsabilità rappresentare le imprese al tavolo delle trattative con le organizzazioni sindacali per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di settore.  Ho lasciato Agrigento nel lontano 1999 quindi, da quasi 21 anni vivo fuori dalla mia citta: più della metà della mia vita l’ho trascorsa tra Bologna dove ho studiato e Milano".   

Ti manca la tua città?

"Partire a 18 anni e trascorrere così tanti anni fuori dalla tua terra significa attraversare diverse fasi. Di fatto affronti un grave trauma ed elabori un lutto. C’è un momento, quello iniziale, in cui la tua città ti manca fino a toglierti il fiato. Poi, per riuscire ad andare avanti provi a dimenticare e quindi inizi ad ignorarla. Arriva poi la fase in cui inizi ad odiarla perché, in fondo, rimpiangi di averla lasciata ed avere la tua famiglia lontano ti affatica, ti strazia e ti mette a dura prova. C’è infine il periodo in cui metti tutto al posto giusto e la tue radici tornano solide e torna ad avere il ruolo che merita anche la tua terra: questo è il momento in cui la tua città non ti manca più perché nei fatti la sensazione di sentirti suo figlio ti accompagna in maniera silenziosa in ogni cosa che fai e in ogni sensazione profonda che provi".

In cosa, secondo te, deve migliorare Agrigento?

"Sono sincero, non ho idea in cosa debba migliorare. Sono lontano da troppo tempo per esprimere un parere sull’attuale realtà agrigentina. Nonostante sia la tua città, credo sia necessario viverci ogni giorno, studiarla e sentirla vivere per poter dare un’opinione avveduta e sensata. Ogni mia considerazione in tal senso rischierebbe seriamente di risultare superficiale e approssimativa e per abitudine, tendo ad evitare considerazioni di questo genere.  I problemi sono tanti come tanti sono in qualsiasi altra città. Quello di cui sicuramente Agrigento non ha bisogno è dell’ennesimo giudizio affrettato, supponente, spesso compiaciuto e dunque, il più delle volte inutile, da parte dell’emigrato di turno".

Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

"Siate sempre lucidi e non smettete mai di chiedervi se le scelte che fate sono davvero il frutto di ciò che desiderate o se invece sono condizionate da stupide convenzioni sociali o costrizioni di qualsiasi genere. Non vivete nessuna vita che non sia la vostra. Non ci sono scelte giuste o sbagliate, ciò che conta è essere padroni delle proprie decisioni e in pace con se stessi".

Sogni di tornare?

"Sogno di vedere più spesso mio padre e mio fratello. Dopo tanti anni però, smetti di pensare che ritornerai. E’ una condizione necessaria per integrarti nella realtà in cui vivi e godere appieno di tutte le esperienze che fai".

Qual è il tuo più grande sogno professionale?

"Ho avuto l’opportunità di realizzare due anni fa uno degli obiettivi più importanti per chi sceglie di intraprendere questa professione. Nel dicembre del 2018 ho infatti avuto l’onore di essere tra i firmatari del primo contratto collettivo nazionale per il settore della grande distribuzione organizzata. Un grande risultato professionale che mi rende particolarmente orgoglioso. Per il futuro più in generale non ho sogni professionali ma tanti obiettivi sfidanti su cui concentrarmi; poi … come amava dire qualcuno, il resto viene sempre da sé"

Dove ti vedi tra vent’anni?

"Mi vedo con la mia fidanzata nella nostra casa al mare in una delle isole greche del Dodecaneso".

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