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La buca che avrebbe provocato l'incidente di Chiara

La buca che avrebbe provocato l'incidente di Chiara

Agrigento, la città dove la colpa è di "nessuno"

Ma è mai possibile che non c'è qualcuno che deve pagare? E' mai possibile che nessuno è responsabile delle condizioni in cui versava quella strada?

Una cosa è certa: la morte della giovane Chiara La Mendola ha sconvolto tutti, come mai prima d'ora. Forse perché è stata vittima di un incidente "evitabile". O forse perché la gente è stanca di vedere vite spezzate sulle strade. In tanti hanno discusso su quanto sia stata opportuna l'uscita del sindaco Marco Zambuto che, di fatto, ha detto "non è colpa mia, ma della burocrazia". E in tanti hanno storto il naso per come la gente ha reagito a questa tragedia.

Ma cosa si può rimproverare alla folla che ieri alla fiaccolata gridava "assassini, dimettetevi"? Chi si sente di dire "stai sbagliando" ad una persona che contesta così duramente il sindaco dopo che una ragazza muore per colpa di una buca e la politica scarica la colpa sulla burocrazia senza assumersi un minimo di responsabilità? Cosa si può rimproverare ad un padre di famiglia che urla contro il primo cittadino (in carica da quasi sette anni) dopo che vede le strade della sua città piene di insidie e si sente dire che per coprire una buca ci vogliono milioni di euro, autorizzazioni e certificazioni antimafia? E' il sintomo della disperazione e della stanchezza.

Chiara non c'è più. E questa è la cosa più terribile di tutta questa vicenda. Ma intanto la colpa, anche in questo caso, è di "nessuno". Il sindaco parla e dice che la colpa è della burocrazia, la polizia municipale dice che non è colpa della buca e Peppe Arnone punta il dito contro la Prefettura "che rilascia con lentezza le certificazioni antimafia"

Tutto un fiume di parole, uno scaricabarile che sfiora per certi versi il ridicolo. Ma è mai possibile che non c'è un responsabile? E' mai possibile che nessuno risponde delle condizioni in cui versava quella strada? Chi è il responsabile della manutenzione di quella via? Intanto, però, c'è una famiglia che piange con disperazione una ragazza di 24 anni, mentre tra le lacrime deve sentire giustificazioni o, addirittura, gente che fa di questa tragedia la propria battaglia politica.

E' un gioco al massacro. Non è possibile che a pochi giorni dalla morte di Chiara l'unico pensiero sia quello di giustificarsi e "mettere le mani avanti". Servirebbe il silenzio di tutti. Non c'è stato un solo consigliere che ha parlato di fondi o emendamenti in bilancio per le strade. Non c'è stato uno, dicasi uno. E la mortificazione ancora più grande, da agrigentino, è quella di vedere improvvisamente gli operai comunali impegnati a rattoppare di corsa tutte le buche della città.

Non c'è regolamento che regge, non c'è burocrazia che può competere con un dolore così grande. Sindaco, se non arrivano i soldi per rifare la strada e se la stessa è in condizioni critiche, perché non la chiudi? Allora dovremmo chiudere tutte le strade, direte. Bene. Che così sia. D'altra parte la partecipazione di ieri alla fiaccolata in via Atenea ha dimostrato come Agrigento sembra essere cambiata, più matura, disposta a protestare e, soprattutto, stanca dell'appiattimento di questa città.

L'unica cosa triste è che ce ne siamo accorti soltanto dopo la morte di Chiara. 

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