L'agguato di Palma, si "studia" la traiettoria dei proiettili esplosi contro l'auto

Migliora il quadro clinico del venticinquenne ferito all’addome con un colpo di pistola, calibro 45, in via Sottotenente Palma

Migliora il quadro clinico del venticinquenne, L. O., ferito all’addome con un colpo di pistola, calibro 45, nella tarda serata di martedì in via Sottotenente Palma. Il giovane di Palma di Montechiaro resta ricoverato a Terapia intensiva all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento dove, nelle prossime ore, verosimilmente, i medici dovrebbero sciogliere la prognosi. Non è escluso pertanto che il venticinquenne possa anche venire subito sentito dai poliziotti del commissariato di Palma di Montechiaro, da quelli della Squadra Mobile della Questura di Agrigento e dal sostituto procuratore Alessandra Russo che sta coordinando l’inchiesta.

Due le persone sottoposte all'esame dello "Stub"

Intanto, mentre – a Palma di Montechiaro – proseguono, e senza fermarsi un solo secondo, le perquisizioni, anche su autovetture, e le audizioni di chi potrebbe contribuire a fare chiarezza sull’accaduto, gli investigatori ieri si sono concentrati su alcuni aspetti tecnici: esami sull’autovettura, la Fiat Panda, che è stata crivellata da colpi di pistola calibro 7,65. Utilitaria – di proprietà di un familiare del venticinquenne ferito all’addome - che è stata, già durante la notte di martedì, posta sotto sequestro. I poliziotti stanno cercando di capire – ma dovranno entrare in azione anche gli specialisti della Scientifica – quale è stata la traiettoria dei proiettili.

Un “dettaglio” questo che non è indifferente e che servirà per stabilire da che distanza sono stati sparati i colpi, se chi ha esploso – in via Salvatore Quasimodo - le 8 pistolettate contro l’utilitaria lo ha fatto mentre la Fiat Panda era in movimento o mentre era già ferma. Pare, ma non ci sono conferme istituzionali al riguardo, che i colpi che hanno centrato l’auto siano stati quattro. Otto, invece, i bossoli di calibro 7,65 che sono stati recuperati e sequestrati dai poliziotti.

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Continua a non essere chiaro, anche se sembra prendere sempre più corpo l’ipotesi di un regolamento di conti, il movente del danneggiamento e del tentato omicidio. 

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