Cronaca

"Io a questo giudice gli sparo in testa", minacce e violazioni delle misure: trafficante di droga in carcere

Cumulo di pena per oltre 2 anni a carico del 43enne Andrea Puntorno, arrestato nell'operazione antimafia "Kerkent". No del tribunale di sorveglianza a detenzione domiciliare e affidamento in prova

"A questo Carlisi gli sparo in testa". Così il quarantatreenne Andrea Puntorno, che ha alle spalle una lunghissima serie di condanne, in parte già scontate, si sarebbe rivolto alle forze dell'ordine, lo scorso 5 giugno, quando andarono a notificargli un provvedimento emesso dal magistrato di sorveglianza Walter Carlisi. "Appena ho la possibilità gli sparerò in testa - aveva aggiunto -, potete anche andarglielo a dire".

Lo scorso 22 gennaio, inoltre, dopo avere ottenuto dal gip l'autorizzazione a uscire da casa, dove era detenuto nell'ambito dell'inchiesta antimafia Kerkent, in cui è accusato di essere stato il canale di collegamento fra il boss Antonio Massimino e la 'ndrangheta, è stato segnalato all'esterno del suo bar, dove era stato autorizzato ad andare per lavoro, mentre parlava con altre persone.

Intemperanze e violazioni che costano il carcere all'ex ultrà della Juve che deve scontare un cumulo di pene di 2 anni e 25 giorni di reclusione per una serie di episodi di spaccio, relativi agli anni 2011 e 2012, che sono stati compiuti a Torino.

Puntorno, di recente, era stato coinvolto nell’inchiesta sui traffici illeciti attorno agli ambienti del tifo organizzato della Juve. 

Narcotraffico e bagarinaggio, nel 2016, gli sono valsi una maxi confisca di beni che, negli anni successivi, è stata confermata dalla Cassazione. I pm, nell'inchiesta "Kerkent", gli contestavano l’accusa di concorso esterso in associazione a delinquere e una singola ipotesi di cessione di droga: in particolare, secondo l’accusa, avrebbe organizzato il trasporto di un carico di oltre mezzo chilo di cocaina dalla Calabria. Per l’accusa di concorso esterno, però, già annullata in sede cautelare da riesame e Cassazione, i pm hanno chiesto l’assoluzione ritenendola non sufficientemente provata. La conseguenza è che la pena richiesta – 6 anni – è quella inferiore fra tutti i ventotto imputati del troncone abbreviato del processo. 

Puntorno, difeso dall'avvocato Salvatore Pennica, chiedeva ai giudici di scontare la pena in regime di detenzione domiciliare o di affidamento in prova ai servizi sociali ma, in considerazione delle recenti nuove denunce e del suo "curriculum", la richiesta è stata rigettata. 

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