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Il cardinale Montenegro e la Forania di Licata sull'intimidazione al sindaco Cambiano

L'Arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, a nome della comunità diocesana ha espresso solidarietà al sindaco di Licata. A don Franco ha fatto eco la nota dei presbiteri della Forania licatese

L’Arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, a nome della comunità diocesana ha espresso solidarietà umana e cristiana al sindaco di Licata Angelo Cambiano per l’atto criminoso di cui è stato fatto vittima.

«Auspico che presto si faccia chiarezza sull’accaduto e si continui con determinazione il cammino intrapreso per ripristinare nella città di Licata il senso della giustizia - ha detto don Franco -. Invito la comunità ecclesiale di Licata a intraprendere percorsi di cittadinanza attiva e sostenere quanti quotidianamente si impegnano al servizio della città. Invito tutti ad abbandonare i toni dello scontro e le azioni violente per intraprendere insieme ogni possibile iniziativa volta a recuperare un rapporto di dialogo e di riappacificazione sociale nel rispetto della legge e della dignità di ogni persona».


Al cardinale Montenegro ha fatto eco la nota dei presbiteri della Forania licatese. «Nella giornata di lunedì 9 maggio nella nostra città si è consumato un grave atto intimidatorio - dicono -. Un giorno particolarmente significativo, per la ricorrenza dell’assassinio di Aldo Moro e di Peppino Impastato, che hanno avuto il coraggio di lottare contro il terrorismo e la connivenza mafiosa. Nella stessa giornata a Licata, l’associazione "3P" intitolata a padre Pino Puglisi, martire della mafia, nella villa comunale, sul tema “Educazione e impegno sociale”, celebrava la "Festa di Primavera" rivolta agli studenti.

Qualora dovesse trattarsi di atto intimidatorio in risposta alle demolizioni di alcune costruzioni abusive nel comune di Licata, vogliamo sperare che si tratti di un atto isolato, pur sempre gravissimo, di qualche cittadino che non ha resistito alla “voglia” di compiere un gesto inconsulto pensando di farsi “giustizia” da solo. Esprimiamo solidarietà al sindaco Angelo Cambiano e a tutta la sua famiglia. Preghiamo - aggiungono - per la sua serenità e speriamo che questa sia accompagnata dalla chiarezza che desideriamo si compia. Ci auguriamo che, scossa da questa notizia, tutta la cittadinanza possa infrangere il muro di omertà aprendosi al rinnovamento e alla speranza. 

Abbiamo fiducia di pensare che tutti i cittadini coinvolti nella vicenda delle demolizioni non siano delinquenti o mafiosi. In questo caso vogliamo esprimere vicinanza anche ad essi, che coinvolti nella protesta sull’abusivismo, non si sentano sommariamente additati e giudicati per quello che non sono e non vogliono essere, cioè, riconosciuti parte in un gesto così estremo. Se nel tempo si sono annidate nel tessuto sociale sacche di illegalità e complicità a tutti i livelli, bisogna avere il coraggio di guardare la realtà in faccia, chiamarla con il suo vero nome e reagire ad essa sicuri in un possibile cambiamento da tramandare alle future generazioni.

Gesù ci ha insegnato che il male non è fine a se stesso ma un ostacolo da superare - dicono ancora -. Comprendiamo il dolore che si può soffrire per la perdita della casa ma bisogna compiere un cammino di guarigione interiore, anche se con sofferenza e sacrificio. In questo ci sentiamo di affidare tutti all’Amore di Dio certi che la sua consolazione non si farà attendere come risposta alle nostre angosce. Invitiamo tutti i nostri fratelli e sorelle licatesi ad essere forti nel rigettare ogni tipo di violenza, trovare possibili vie di soluzione in un confronto leale, disposti ad un grande gesto di riconciliazione sociale e spirituale e ad aggrapparsi fortemente all’onestà e alla giustizia.

Sono questi i valori della nostra fede nei quali vogliamo orientare, sempre più fermamente, il nostro cammino personale e comunitario», conclude la nota. 

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