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Giovedì, 30 Maggio 2024
Inchiesta "Alcatraz"

Droga e cellulari entrano in carcere: Burgio resta in silenzio, mentre Spampinato nega d'aver portato "roba" in cella

Il cinquantatreenne, durante l'interrogatorio di garanzia, ha ammesso di aver "ingoiato i telefonini" facendoli entrare nella casa circondariale di Trapani

James Burgio, 31 anni, di Porto Empedocle, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gerlando Spampinato, 53 anni, di Agrigento, ha negato di aver portato droga in carcere, ma ha ammesso di aver "ingoiato i telefonini" facendoli entrare nel carcere di Trapani. Sono stati fatti oggi, da remoto, gli interrogatori di garanzia degli indagati dell'inchiesta Alcatraz della Procura di Trapani. I carabinieri del comando provinciale di Trapani e il nucleo Investigativo della polizia Penitenziaria, all'alba di giovedì scorso, hanno eseguito 24 misure cautelari. 

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Burgio è difeso dall'avvocato di fiducia Salvatore Pennica. Spampinato invece dagli avvocati Daniele Re e Ninni Giardina. 

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Spampinato, nelle note del Ron del comando provinciale di Palermo, insieme a quelle della Squadra Mobile di Messina, ha dato origine al procedimento penale (operazione Alcatraz ndr.), essendo "stato più volte indicato come il soggetto che si adoperava per favorire l’ingresso nella struttura carceraria di micro telefoni e di stupefacente" - ha scritto il gip del tribunale di Trapani che ha firmato le ordinanze cautelari di quella che è stata l'operazione Alcatraz - .

Lo scorso giovedì, a Porto Empedocle, oltre che a Trapani, Palermo, Benevento, Bari, Mazara del Vallo e Avola, sono state notificate 24 ordinanze di custodia cautelare (17 in carcere, 5 ai domiciliari e 2 obblighi di dimora)  emessi dal gip del tribunale di Trapani su richiesta della locale Procura. I 24 sono indagati, a vario titolo, per corruzione, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, abuso d’ufficio, truffa aggravata, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, omessa denuncia di reato, evasione e accesso indebito di dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, nonché ulteriori violazioni del codice dell’ordinamento Penitenziario. Tra le persone coinvolte nell'inchiesta della Procura di Trapani che ha accertato che nel carcere della città attraverso dei droni sarebbero stati fatti entrare droga e cellulari ci sono anche tre agenti della polizia penitenziaria. 

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