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«L'ombra della mafia nelle assunzioni alla Girgenti acque»

La Dda di Palermo che sta indagando su decine di assunzioni sospette nella società che gestisce il servizio idrico integrato in provincia di Agrigento. Sentiti diversi politici: da Capodicasa a Panepinto e Giambrone

L'ombra di Cosa nostra dietro le assunzioni dei dipendenti alla Girgenti acque spa. E' quanto ipotizzato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo che sta indagando su decine di assunzioni sospette tra le fila della società che gestisce il servizio idrico integrato in provincia di Agrigento. 

Il legale rappresentante della Girgenti acque è l'imprenditore Marco Campione, arrestato (e poi scarcerato) lo scorso dicembre nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Agrigento su presunte tangenti all'Agenzia delle entrate: proprio in quell'inchiesta Campione risulta coinvolto per via di una promessa di assunzione fatta alla figlia del direttore dell'Agenzia delle entrate di Agrigento.

Campione è, inoltre, fratello di Massimo, l'uomo fermato all'aeroporto di Palermo con un libro mastro delle mazzette pagate, come sostiene la Procura palermitana, per l'aggiudicazione di appalti da Rfi. La stessa inchiesta che portò all'arresto del presidente di Rete ferroviaria italiana, Dario Lo Bosco (anche lui poi scarcerato). Massimo Campione da qualche mese sta collaborando con gli investigatori che hanno avviato anche un'inchiesta sulla gestione di Girgenti Acque, società in cui sarebbero stati assunti figli e familiari di politici locali. 

L'inchiesta è condotta dai pm Maurizio Scalia e Geri Ferrara che l'altro ieri hanno sentito a sommarie informazioni anche l'ex presidente della Regione del Pd, Angelo Capodicasa, nonché Giovanni Panepinto, deputato regionale, anche lui del Pd, e Vincenzo Giambrone, ex parlamentare all'Ars di Forza Italia in merito ad alcune assunzioni.

Come raccontava il settimanale Grandangolo di Franco Castaldo, sulle vicende di Girgenti acque, sulle modalità di un preteso condizionamento mafioso e su numerosi aspetti legate alla gestione della società, si è soffermato più volte il collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati che ha focalizzato la sua attenzione non solo sulle vicende legate all’ultima gestione, quella di Campione, ma anche alla gestione a conduzione catanese, in origine ebbe il predominio una società etnea, la Acoset che proprio Di Gati aveva messo in relazione all’ex governatore Raffaele Lombardo. I verbali di Di Gati così come la testimonianza dell’allora maggiore dei carabinieri Arcidiacono (entrambe le attività sono cristallizzate nel processo per mafia a carico di Lombardo celebratosi a Catania) sarebbero a caposaldo dell’attività investigativa odierna che i magistrati inquirenti hanno allargato ben oltre all’assumificio di cui si è sempre parlato. Rapporti societari, gestione di società, presunti interessamenti della politica rispetto anche al gruppo Campione sono al centro dell’inchiesta che, inevitabilmente, ad ogni politico interrogato non lesina la classica domanda: “Lei ha ottenuto assunzioni a Girgenti acque?”. 

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