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Lunedì, 27 Maggio 2024
Palazzo di giustizia

Il procuratore Di Leo s'insedia ufficialmente, nel suo discorso il ricordo di Livatino: “Da lui ho imparato tanto”

"Mi adopererò perché non sia sempre il piccolo delinquente, il povero o il disgraziato il solo a soggiornare nelle nostre non sempre impeccabili case di reclusione. Il carcere deve essere l'estrema ratio non solo nella fase cautelare, ma anche quando, pronunciata la sentenza definitiva, è nostro dovere civile oltre che cristiano tendere una mano a chi vuole, sinceramente riemergere"

“Non nascondo che è con emozione non lieve che assumo l’incarico di procuratore della Repubblica nella città nella quale, ormai da 33 anni, arrivai con davanti la prospettiva di un ruolo da giudice. Un’emozione che non è data solo dal tempo trascorso ma dagli eventi che dopo il mio arrivo mi trasformarono in un giudice penale”. Queste le prime parole pronunciate dal nuovo procuratore di Agrigento Giovanni di Leo durante la cerimonia ufficiale di insediamento alla guida della Procura della Repubblica della città dei templi. Cerimonia che si è celebrata nell’aula del tribunale di via Mazzini intitolata al giudice Rosario Livatino. Hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del tribunale Pietro Maria Falcone, il procuratore generale Lia Sava, il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, il procuratore aggiunto Salvatore Vella, il questore Emanuele Ricifari, i comandanti provinciali di carabinieri e finanza ed il sindaco Francesco Miccichè.

Insediamento procuratore Giovanni Di Leo - 2

Proprio a Rosario Livatino il primo riferimento che Di Leo ha fatto, definendolo una delle “guide” che lo hanno formato nonostante la prematura scomparsa.

“Ho avuto dei maestri in questa città - ha detto Di Leo - che sono stati compagni di viaggio con i quali sono sempre rimasti fermi i rapporti di stima ed amicizia. E ho il rammarico che tra questi non ci sia stato Rosario Livatino: non mi è stato dato di imparare da lui, se non da morto. Ho imparato dai suoi provvedimenti e dai racconti. Con lui mi incontrai 7, 8 volte tra il 12 luglio e il 20 settembre del 1990 e ho fatto 3 udienze, presiedute da Maria Agnello, donna e giudice straordinaria, che mi onoro di ringraziare per quanto da lei ho appreso, non solo in diritto ma in termini di serenità di approccio e di impermeabilità alle emozioni di cui il nostro lavoro ci carica. Lo stesso approccio che era proprio del Rosario Livatino che ho conosciuto per un periodo troppo breve. Mai sopra le righe, mai scostante o scortese, sempre aperto e con il sorriso. Nel suo ruolo di giudice cercava la giustizia con la ‘G’ maiuscola anche nelle piccole cose”.

Insediamento procuratore Giovanni Di Leo - 3

"Troppi episodi, storie, esperienze tragiche e coinvolgenti oggi mi hanno riportato in questa città, a dirigere una Procura di giovani magistrati, quasi o alle prime esperienze, come ero io allora - ha aggiunto, con emozione, Di Leo - . Dall'esperienza agrigentina ho imparato, e non ho mai dimenticato, da Rosario Livatino, da Fabio Salamone, da Totò Cardinale, da Roberto Sajeva di cui ricordo una straordinaaria ironica lezione di 'umità' impartita a me e a Gigi Birritteri. Esercitare le funzioni di magistrato non significa godere di un 'potere', ma esercitare un potere per servire un fine più alto: servire la legge, servire la società civile che si rivolge al potere giudiziario alla ricerca di giustizia, servire - ha sottolineato Di Leo - quell'ordine giudiziario di cui il pm è, dal punto di vista ordinamentale, una parte non solo necessaria, ma anche fondamentale se non altro in quanto è l'unico titolare dell'azione penale su un territorio. Essere procuratore della Repubblica significa chiedersi perché certe cose non funzionano o funzionano male, significa attivarsi per verificare se ci sono pietre negli ingranaggi". Di Leo ha ricordato che si ha a che fare "con uomini e donne, con la loro dignità, le loro caratteristiche, i loro difetti e i loro prezi, con i loro errori, vizi, debolezze, con i loro risultati, sacrifici, aspettative e motivazioni. L'unico metodo valido per perseguire la giustizia nel rispetto della legge è cercare di capire chi abbiamo di fronte e per farlo occorre sempre rispetto, umiltà e apertura mentale e culturale. Ci vuole quel sorriso che aveva Rosario Livatino - ha detto - e al contempo la sua limpida ed onestà rigidità morale". 

"Stretto, costante e coerente sarà il rapporto che intendo avere con i responsabili dei servizi di polizia giudiziaria, cui pure incombe il dovere di costituire gli occhi del pm rispetto al malaffare, rammentando a tutti noi che questo lavoro deve guardare al processo e non alla comunicazione e alla narrazione delle pure importanti operazioni di polizia giudiziaria che rassicurano i cittadini. Vi posso dire cosa non sarà la Procura di cui assumo la direzione: non sarà strumento di polemiche estranee all'esercizio rituale e imparziale dell'azione penale, non sarà la porta dove infilarsi per sfogare odi, invidie, sentimenti di vendetta e frustrazioni personali". Lo ha detto il neo procuratore di Agrigento, Giovanni Di Leo, al momento dell'insediamento avvenuto nell'aula Rosario Livatino del tribunale alla presenza del presidente del tribunale Pietro Maria Falcone, del procuratore generale Lia Sava, del procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, del procuratore aggiunto Salvatore Vella, del questore Emanuele Ricifari, dei comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza. 
"Vi sarà attenzione per ogni denuncia, esposto e per ogni dichiarazione, ma quelle che si riveleranno strumentali e non motivate da serie ragioni di ricerca della giustizia saranno perseguite come la legge impone - è stato chiaro il nuovo procuratore di Agrigento - . Vi sarà la massima attenzione per i reati che attentano ai 'deboli' della nostra società: agli anziani, alle donne, ai bambini, agli incapaci, ai profughi, come all'integrità dei beni privati, ma soprattutto a quelle risorse pubbliche che sono il frutto dei sacrifici di chi le tasse le paga. E nei limiti delle nostre forze e capacità vi sarà la massima attenzione per tutto il resto: dal territorio all'ambiente, alla semplice civile e sociale convivenza, beni senza i quali non vi è una società civile in cui vivere, fare crescere dei ragazzi e svolgere una qualsiasi utile attività produttiva. Vi sarà attenzione anche a tutti coloro che caduti nel reato intendono avviare un percorso di recupero, secondo anche le nuove misure e gli intendimenti della riforma Cartabia in tema di giustizia riparativa. Mi adopererò perché non sia sempre il piccolo delinquente, il povero o il disgraziato il solo a soggiornare nelle nostre non sempre impeccabili case di reclusione. Il carcere - ha concluso il procuratore Di Leo - deve essere l'estrema ratio non solo nella fase cautelare, ma anche quando, pronunciata la sentenza definitiva, è nostro dovere civile oltre che cristiano tendere una mano a chi vuole, sinceramente riemergere. Mi aspettano mesi e mesi di sfide ed esperienze da dirigente, per me del tutto nuove, davanti alle quali solo gli incoscienti possono pensare di essere all'altezza. Io non lo sono, non sono incosciente e cercherò, con tutte le mie forze, di essere all'altezza di questo compito". 
 

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