Informativa antimafia per coop d'assistenza anziani, il Cga condanna la Prefettura

Il provvedimento era stato adottato sulla base dei rapporti tra il professionista al quale la cooperativa aveva attribuito l’incarico di revisore dei conti e altre e diverse società a loro volta colpite da interdittive

Il Cga

Una società cooperativa di Racalmuto, che si occupa del servizio sociale di assistenza agli anziani, era stata "colpita" da un’informativa antimafia “atipica” da parte della Prefettura di Agrigento a causa dell'incarico professionale conferito ad un revisore contabile. Revisore che svolgeva però lo stesso incarico in altre cooperative sociali ritenute contigue ad ambienti della criminalità organizzata.

A seguito della informativa prefettizia, il Municipio di Agrigento aveva disposto la cancellazione della cooperativa dal registro comunale delle strutture convenzionate con trasferimento degli utenti sovvenzionati dall'amministrazione comunale. La coop, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, ha proposto un ricorso giurisdizionale per l’annullamento, previa sospensione, del provvedimento interdittivo e dei conseguenti provvedimenti adottati dall'amministrazione comunale di Agrigento. Gli avvocati Rubino e Alfieri hanno censurato l’illegittimità dell’informativa interdittiva sotto il profilo dell’eccesso di potere per difetto d’istruttoria e motivazione carente, "in quanto - spiegano - fondata su elementi del tutto insufficienti per poter formulare qualunque ipotesi, anche solo eventuale, di tentativi di infiltrazione mafiosa all'interno della cooperativa sociale". 

La Prefettura di Agrigento aveva adottato l'informativa sulla base dei rapporti tra il professionista, al quale la cooperativa aveva attribuito l’incarico di revisore dei conti, e altre e diverse società raggiunte a loro volta da informative antimafia o aventi nella compagine societaria soggetti "controindicati". Dunque "sulla scorta di fatti non riferibili alla medesima cooperativa, bensì ad un professionista che, all’evidenza, - prosegue la spiegazione dei legali - nessuna attività gestionale svolgeva all'interno della società. L’informativa, quand'anche atipica, - hanno rilevato i legali Rubino e Alfieri - deve comunque fondarsi su un complessivo quadro indiziario dal quale possa ritenersi attendibile l'esistenza di un condizionamento da parte della criminalità nell'attività dell'impresa". I legali della cooperativa sociale hanno contestato anche l'illegittimità dei provvedimenti adottati dal Comune di Agrigento, posti in essere in assenza di autonoma attività istruttoria circa l'opportunità o meno di proseguire il rapporto con la cooperativa raggiunta dall'informativa. Nelle more del giudizio, il distretto socio sanitario D1 della provincia di Agrigento ha disposto la cancellazione anche dall'albo distrettuale degli enti accreditati per il servizio di assistenza domiciliare agli anziani; provvedimenti che la coop impugnava con successivi motivi aggiunti di ricorso, chiedendone l’annullamento, previa sospensione.

In pendenza del giudizio, la stessa Prefettura di Agrigento ha emesso un’informativa liberatoria nei confronti della medesima cooperativa - hanno ricostruito i legali - ritenendo insussistenti gli elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare gli indirizzi e le scelte dell’impresa. Proprio gli avvocati Rubino e Alfieri hanno dunque presentato istanza per la declaratoria della cessazione della materia del contendere o l’improcedibilità del ricorso. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in accoglimento della richiesta formulata dalla difesa, ha dichiarato l’improcedibilità del ricorso ed ha condannato la Prefettura di Agrigento al pagamento delle spese processuali, in applicazione del principio della soccombenza virtuale.

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Per effetto della sentenza del Cga,  la cooperativa sociale potrà continuare ad operare nell’ambito del servizio sociale di assistenza agli anziani, mentre la Prefettura dovrà pagare le spese processuali, liquidate in euro 3000. 

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