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Sabato, 4 Dicembre 2021
Cronaca

Infezioni ospedaliere e rischio clinico, l'Asp mette dei punti fermi: dettate le linee guida per pulizia e sanificazione

Tutti gli ambienti dei presidi ospedalieri sono stati classificati per aree di rischio, sono state stabilite le frequenze minime di intervento (pulizia e sanificazione giornaliera, plurigiornaliera e periodica), ed è stato imposto come procedere per la disinfestazione quotidiana delle cullette termiche e dei locali di Radiologia e Risonanza magnetica

Ogni anno nel nostro Paese circa settemila persone - il dato è aggiornato al 2019 - muoiono a causa delle infezioni ospedaliere: il doppio che per gli incidenti stradali. Medici ed esperti del settore, da tempo, lanciano - e a livello nazionale - l'allarme. Tra le cause principali la decontaminazione non corretta e l'utilizzo eccessivo di antibiotici. Anche ad Agrigento, da tempo, si discute proprio di questo problema. C'è stato il rinvio a giudizio - nel marzo scorso - dell'ex direttore sanitario dell'ospedale "San Giovanni di Dio" - l'accusa è rifiuto di atti d'ufficio - dopo il decesso di un ottantunenne che aveva contratto, stando sempre all'accusa, un'infezione ospedaliera ed è stata anche presentata - sempre per l'ospedale del capoluogo - un'interrogazione parlamentare alla Regione. Lo ha fatto, nel giugno del 2019, il capogruppo dei Cinque Stelle Giovanni Di Caro. Talvolta, nel corso degli anni, l'Asp è stata citata in giudizio, e talvolta anche condannata al pagamento del risarcimento danni, proprio perché i giudici hanno riconosciuto che i pazienti avevano contratto, durante la degenza, delle infezioni ospedaliere.

"Troppe infezioni in corsia al San Giovanni di Dio", presentata interrogazione parlamentare

L'azienda sanitaria provinciale - su proposta dell'attuale direttore sanitario Gaetano Migliazzo - ha approvato le linee guida per la pulizia, sanificazione e disinfestazione ambientale, la sorveglianza, il controllo e la prevenzione della diffusione dei microorganismi "Alert" in ambiente ospedaliero e la sorveglianza delle infezioni ospedaliere occupazionali. I destinatari delle linee guida sono, naturalmente, tutti gli operatori sanitari. Tutti gli ambienti sono stati, dunque, classificati per aree di rischio, sono state stabilite le frequenze minime di intervento (pulizia e sanificazione giornaliera, plurigiornaliera e periodica), ed è stato stabilito anche come procedere per la disinfestazione quotidiana delle cullette termiche, dei locali di Radiologia e Risonanza magnetica ed è stata stabilita la gestione dell'attività di igiene ambientale in casi specifici di infezione.

L'Asp con le nuove linee guida tracciate sta, di fatto, concretamente, provando a contenere il rischio clinico correlato ai processi di contaminazione microbica ambientale.

Nel 2018, il record di infezioni dopo un intervento chirurgico era detenuto dalla Valle d'Aosta, con 500 casi ogni 100mila dimessi. Seguivano la Liguria con 454 e l'Emilia Romagna con 416. Distanziate di poco la Lombardia, il Veneto, l'Umbria e la città di Trento che ne contavano sui 300, caso più caso meno. Nel Lazio si era toccato - sempre nel 2018 - il tetto dei 211 mentre in tutto il Sud solo la Calabria superava quota 200. La più virtuosa risultava essere l'Abruzzo con sole 70 infezioni. Secondo il "Rapporto 2016 sulle resistenze all`antibiotico e sull'uso di antibiotici, nei nosocomi - a livello nazionale - si registravano circa 50mila casi di infezioni causate per il 22% dall'Escherichia Coli, per il 12,5% dallo Staphylococcus Aureus e per il 9% dal Klebsiella Pneumoniae. I reparti dove è più facile contagiarsi sono la Terapia Intensiva (20,60% dei casi), Medicina (15,33%) e Chirurgia (14,20%).

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