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Sabato, 13 Aprile 2024
Abuso di ufficio

"Attività duplicate e sequestro ritardato": così il pm avrebbe favorito i fratelli Catanzaro

Dopo l'imputazione coatta disposta dal gip la procura di Caltanissetta mette nero su bianco le accuse nei confronti del magistrato Antonella Pandolfi, che - al contrario - avrebbe trattato con "solerzia e speditezza" il procedimento a carico dell'imprenditore Gaetano Caristia

"Negligenza, inutili duplicazioni e sequestro ritardato" per favorire intenzionalmente il gruppo imprenditoriale riconducibile a Giuseppe Catanzaro che beneficiò pure della prescrizione di alcuni reati. Solerzia e speditezza, invece, nello svolgere le indagini a carico dell'imprenditore Gaetano Caristia.

Dopo la decisione del gip di Caltanissetta Gigi Omar Modica, che ha respinto la richiesta di archiviazione e disposto l'imputazione coatta, per l'ipotesi di reato di abuso di ufficio, nei confronti dell'ex pm della procura di Agrigento, Antonella Pandolfi, adesso in servizio con lo stesso incarico a Roma, arriva l'atto di accusa formale della procura di Caltanissetta.

Il pm Chiara Benfante, infatti, ha chiesto il rinvio a giudizio, come ordinato dal gip, e messo nero su bianco l'accusa di abuso di ufficio.

La vicenda scaturisce dalle denunce presentate dall'imprenditore Gaetano Caristia, 77 anni, indagato dallo stesso pm e poi condannato in primo grado a 8 mesi di reclusione (4 in appello) nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta lottizzazione abusiva alla Scala dei Turchi.

Caristia, in sostanza, ha denunciato dei trattamenti di favore di cui, in procedimenti analoghi, avrebbero beneficiato altri indagati, fra cui i fratelli Catanzaro, dell'omonimo gruppo imprenditoriale, finiti sotto inchiesta - secondo Caristia - per vicende relative a degli abusi edilizi realizzati nella zona di Realmonte con la loro società Agriper - solo tardivamente e in seguito ad alcune segnalazioni di stampa.

Le accuse di abuso di ufficio mosse dall'imprenditore, secondo la procura nissena, erano infondate tanto da avere chiesto l'archiviazione. Caristia, attraverso il suo difensore, l'avvocato Luigi Restivo, ha proposto un'opposizione e il gip, sciogliendo la riserva dopo l'udienza, nella quale il pm Pandolfi è stata assistita dall'avvocato Giovanni Di Giovanni, in un primo momento aveva imposto un approfondimento istruttorio a seguito del quale ha ordinato al pm di mandare a processo la collega.

"Le disparità di trattamento sembrerebbero collegate - scrive il gip - non ad una casualità o a un'inefficienza dell'ufficio ma a rapporti e interessenze del titolare dell'esercizio dell'azione penale, ovvero il pm Antonella Pandolfi". 

L'udienza preliminare per discutere sulla richiesta di rinvio a giudizio, adesso, si celebrerà il 28 settembre davanti al gup Manuela Carrabotta. 

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