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Burgio, sindaci pro acqua pubblica: "rispedire al mittente" i commissari

A giorni scadono i termini della diffida: i sindaci agrigentini si sono riuniti per stilare un documento condiviso con cui si chiede alla Regione la revoca della diffida a consegnare le reti idriche, che se disattesa prevede il commissariamento. Anzi, molto di più: un atto di indirizzo che i Comuni "ribelli" adotteranno per "rispedire al mittente" gli eventuali commissari, se questi dovessero presentarsi

Un documento condiviso perchè si chieda alla Regione la revoca della diffida a consegnare le reti idriche, che se disattesa prevede il commissariamento. Anzi, molto di più: un atto di indirizzo che i Comuni "ribelli" adotteranno per "rispedire al mittente" gli eventuali commissari, se questi dovessero presentarsi.

E' per questo che più di 30 sindaci agrigentini, non solo quindi i "non consegnatari" tra cui c'era Giovanni Panepinto, sindaco bivonese e parlamentare regionale del Pd promotore delle iniziative di legge sull’acqua pubblica, si sono riuniti a Burgio: già nei prossimi giorni iniziano infatti a scadere i termini (30 giorni) della diffida.

Il dirigente dell'assessorato, l'agrigentino Domenico Armenio, aveva nel suo decreto ritenuto che la normativa statale (il cosiddetto “Sblocca Italia”) "annullasse" la legge regionale 2 del 2013 e, quindi, il periodo di “sospensione” in attesa della nuova norma utilizzabile dai 17 comuni dell’Agrigentino che ad oggi non hanno consentito all’Ato idrico di prendere possesso dei rispettivi impianti.

Ad aprile dovrebbe finalmente approdare in aula, per il voto definitivo, il disegno di legge sulla ripubblicizzazione del servizio idrico che sarà presentato sotto forma di maxiemendamento. Mentre nella regione regna sovrano la "confusione" e, addirittura, a Palermo ci sono Comuni "diffidati" perchè non vorrebbero tornare ad assumere la gestione del servizio idrico dopo il fallimento di Aps e nelle more del passaggio di competenze ad Amap.

Ma fino ad allora, dal 2013, nella norma transitoria era già stabilito che le competenze rimanessero a quegli Enti che non avessero ancora consegnato, mentre si provvedeva a liquidare gli Ato e si cercava di riorganizzare le gestione dell'acqua in Sicilia.

Nel corso dell'incontro è stato ribadito come nella diffida non vi sarebbe alcun "richiamo ad atto di indirizzo dell’assessore competente né del presidente della Regione né dell’ufficio legislativo dell'Ente né da nessun altro organo consultivo e politico dello stesso", motivo per cui stando così le cose il decreto risulterebbe emanato motu proprio da Armenio e, quindi, in questo caso potrebbe essere nato già viziato e impugnabile per illeggittimità, anche perchè in contrasto con la legge di una Regione a Statuto speciale che, tra l'altro, prevede che "i comuni che non hanno consegnato gli impianti ai gestori del servizio idrico integrato, continuano la gestione diretta" .

Per tutti i sindaci, senza distinzione, l'intenzione è quella di fare propria la risoluzione approvata all'unanimità dalla IV Commissione Territorio e ambiente all’Ars, a firma dei deputati regionali Panepinto, Mangiacavallo, La Rocca Ruvolo, Cirone, Cascio e Palmeri, che impegna il Governo regionale a procedere contro le note inviate dall'assessorato per l'Energia ai 17 Comuni della provincia di Agrigento che non hanno ancora consegnato le reti idriche al gestore del servizio.

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