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James Burgio, all'uscita della Questura dopo l'arresto per un'altra vicenda giudiziaria

James Burgio, all'uscita della Questura dopo l'arresto per un'altra vicenda giudiziaria

"Business dei telefoni cellulari e trasporto di droga dal carcere", chiesti 7 rinvii a giudizio

L'operazione "Mobile phones in cell" approda in aula per l'udienza preliminare: fra gli imputati il ventottenne James Burgio, condannato a 8 anni di reclusione nel processo "Kerkent"

Il business dei telefonini in carcere grazie agli agenti di polizia penitenziaria compiacenti e i tanti giri di affari loschi che sarebbero stati organizzati dalle celle: l'operazione "Mobile phones in cell", che ha portato all’arresto di cinque persone con varie accuse che vanno dalla corruzione alla cessione di sostanze stupefacenti, approda in aula per l'udienza preliminare.

A decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pubblico ministero Andrea Fusco sarà, il prossimo 31 marzo, il gup Marco Gaeta. 

Sono otto, in tutto, gli imputati. Fra loro c'è James Burgio, 28 anni, di Porto Empedocle, al quale si contesta di avere organizzato il trasporto di una partita di droga dall'interno di una cella. Il giovane, che ha nominato come difensori gli avvocati Salvatore Pennica e Francesco Accursio Mirabile, ha alle spalle una lunghissima serie di vicissitudini giudiziarie. Fra le altre cose era detenuto per un tentato omicidio per il quale è stato condannato e per l'accusa di essere un affiliato del clan messo in piedi dal boss Antonio Massimino che avrebbe gestito un vasto narcotraffico che serviva a finanziare la famiglia di Cosa Nostra.

Il suo nome figura nella lista degli imputati del processo "Kerkent": martedì mattina è stato condannato insieme ad altri 19 imputati a 8 anni di reclusione. Il giudice, comunque, ha escluso l'aggravante del favoreggiamento dell'organizzazione mafiosa ritenendo, in sostanza, che il traffico di droga, organizzato dallo stesso Massimino, non riguardasse la famiglia mafiosa.

Le indagini di questa operazione, condotte dal nucleo investigativo della polizia penitenziaria, insieme al reparto territoriale dell'Ucciardone, avrebbero permesso di accertare che Giuseppe Scafidi - agente di polizia Penitenziaria, sospeso dal servizio e arrestato nel blitz, in forza all'Ucciardone di Palermo - avrebbe accettato somme di denaro per introdurre uno smartphone e due miniphone all'interno del carcere.

A Burgio viene contestato, sulla base di alcune intercettazioni, di avere tentato di organizzare insieme a Tre Re la vendita di una partita di cinque chili di droga.

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