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Mafiosi col reddito di cittadinanza, in 19 davanti al gup

L'udienza preliminare slitta per il trasferimento del giudice al quale era stato assegnato il procedimento. Fra gli imputati il braccio destro del boss Maurizio Di Gati e la moglie del pentito Giuseppe Quaranta

Slitta, per il trasferimento del giudice Luisa Turco alla quale era stato assegnato il procedimento, l'udienza preliminare per 19 presunti "furbetti del reddito di cittadinanza".

Nella lista degli imputati ci sono il braccio destro del capo provinciale di Cosa Nostra, la moglie di un pentito, affiliati mafiosi che hanno finito di scontare la condanna e pregiudicati ai domiciliari condannati con l'accusa di essere trafficanti di droga del clan. 

Ad alcuni di loro si contesta di avere ottenuto l'erogazione del beneficio nonostante avessero riportato delle condanne per associazione mafiosa, che sono ostative per legge. Ad altri, coniugi o parenti di mafiosi, di dichiarare l'esistenza della condanna per incassare un contributo superiore.

Ecco l'elenco degli imputati: Ignazio Sicilia, 45 anni, di Favara; Enzo Quaranta, 50 anni, di Favara; Luigi Messana, 63 anni, di Canicattì; Giovanni Calogero Scozzaro, 63 anni, di Casteltermini; Carmelina Virone, 50 anni, di Agrigento; Paola Quaranta, 52 anni, di Favara; Calogera Sferlazza, 46 anni, di Favara; Rosalia Calacione, 46 anni, di Favara; Lucia Cacciatore, 29 anni, di Agrigento; Maria Spoto, 60 anni, di Casteltermini; Sergio Cusumano, 57 anni, di Agrigento; Pasquale Alaimo, 52 anni, di Favara; Maria Rita Cutaia, 45 anni, di Canicattì; Vincenza Genco, 59 anni, di Cammarata; Angelo Pirrera, 41 anni, di Favara; Gesua Presti, 45 anni, di Favara; Carmela Signorino Gelo, 49 anni, di Favara; Rita Spallino, 40 anni, di Castrofilippo e Monia Russello, 39 anni, di Agrigento.

Sicilia, Messana, Enzo Quaranta, Scozzaro e Alaimo sono accusati di avere omesso di dichiarare l'esistenza a loro carico di condanne definitive per associazione mafiosa che avrebbero impedito la concessione del reddito di cittadinanza, usufruendo - invece - dell'erogazione di svariate migliaia di euro.

Alaimo, peraltro, ha scontato 13 anni di reclusione per l'accusa di essere stato il braccio destro del capo provinciale di Cosa Nostra, Maurizio Di Gati. Diverso il caso di Cusumano che avrebbe dovuto comunicare il suo arresto nell'ambito dell'inchiesta antimafia Kerkent nel quale, nei mesi scorsi, è stato condannato a 12 anni e 8 mesi per traffico di droga.

Gli altri sono coniugi o familiari di mafiosi o persone finite in carcere. Fra loro - Carmela Signorino Gelo -, moglie del pentito Giuseppe Quaranta che avrebbe dovuto comunicare la circostanza che il marito si trovava in carcere. L'omissione, come in tutti gli altri casi analoghi, comportò l'erogazione del contributo in misura maggiore. 

I difensori (fra gli altri gli avvocati Salvatore Pennica, Giuseppe Barba, Davide Casà, Maria Alba Nicotra, Raimondo Tripodo, Salvatore Virgone e Angelo Piranio) potranno chiedere, in alternativa al rito ordinario, il giudizio abbreviato o il patteggiamento. L'udienza preliminare, fissata per questa mattina, è stata rinviata al 28 marzo perchè non è stato ancora individuato il giudice che terrà le udienze preliminari il lunedì. 

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