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L'auto dopo lo schianto, nel riquadro la vittima

L'auto dopo lo schianto, nel riquadro la vittima

Guidava ubriaco e drogato e si schiantò con l'auto uccidendo l'amico: chiesto rinvio a giudizio

Maurizio Modica, 50 anni, è accusato di omicidio stradale e lesioni personali gravi: nell'incidente morì il 32enne Giuseppe Terrosi e restarono feriti altri due ragazzi

La notte di bagordi e lo schianto contro il muro: l'automobilista si sarebbe messo al volante ubriaco e drogato, dopo un giro per i locali di San Leone, correndo e non fermandosi neppure in prossimità della curva tanto da schiantarsi contro il muro.

Nell'impatto morì il trentaduenne Giuseppe Terrosi, che era seduto dietro il sedile del conducente, e altri due amici restarono feriti. La vicenda, messa a fuoco in tutti i suoi aspetti, approda in aula per l'udienza preliminare. 

Il pubblico ministero Sara Varazi ha chiesto il rinvio a giudizio di Maurizio Modica, l'automobilista di 50 anni accusato di omicidio stradale e lesioni personali gravi in seguito alla morte dell'amico. L'imputato, secondo quanto ha accertato una doppia consulenza disposta dalla Procura, guidava con un tasso alcolico di cinque volte superiore alla norma e ha superato di 20 chilometri orari il limite, fissato in 30, con cui ha percorso la curva in via Teatro Tenda, traversa del viale Cavaleri Magazzeni.

La circostanza gli ha fatto perdere il controllo della Peugeot 207 che, nella notte fra il 21 e il 22 febbraio dell'anno scorso, ha urtato contro il muro. Nell'impatto Terrosi, seduto nel sedile posteriore dell'auto, ha battuto la testa morendo sul colpo. Restarono feriti lo stesso Modica e gli altri due amici, fra cui una ragazza ventenne, che si trovavano nell'auto. Dei rilievi e delle ricostruzioni si occuparono i carabinieri. Il medico legale Sergio Cinque e l'ingegnere Venero Torrisi, nelle rispettive relazioni, hanno messo alcuni punti fermi. Il medico legale, in sostanza, individua nel trauma cranico riportato da Terrosi la causa della morte. Il trentenne è stato molto sfortunato perché ha urtato il capo nella parte rigida del tetto. Il medico legale sottolinea che Terrosi era in stato soporoso a causa dell'assunzione massiccia di alcool. La circostanza, secondo quanto si legge nella consulenza, gli ha impedito di ammortizzare l'urto parandosi con le mani.

Un altro elemento sottolineato è il mancato utilizzo della cintura di sicurezza anche se la regola che prevede l'obbligo di indossarla anche ai passeggeri che viaggiano nei sedili posteriori, di fatto, è disapplicata da tutti. Neppure gli altri due feriti la indossavano. L'ingegnere Torrisi spiega che "se i tre passeggeri avessero rispettato le norme del codice della strada (indossando la cintura di sicurezza) il sinistro non sarebbe avvenuto o avrebbe avuto esiti diversi". In sostanza, secondo il consulente del pm, probabilmente Terrosi sarebbe rimasto vivo e gli altri due passeggeri, con cui avevano trascorso insieme la serata in un locale di San Leone, non sarebbero rimasti feriti. 

Circostanze che, però, secondo il magistrato della Procura non fanno venire meno la responsabilità penale anche se, probabilmente, la attenuano.

L'udienza preliminare è stata fissata per il 27 aprile davanti al gup Stefano Zammuto. Il difensore dell'imputato, l'avvocato Teresa Alba Raguccia, potrà chiedere eventuali riti alternativi come il giudizio abbreviato o il patteggiamento.

I familiari di Terrosi (assistiti dall'avvocato Daniela Posante) e gli altri due amici rimasti feriti in maniera seria, riportando anche fratture, potranno costituirsi parte civile. 

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