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Inchiesta sui dati Covid falsati, le contestazioni passano da 36 a 7: liberi i tre arrestati

Il gip, accogliendo le richieste della Procura, ha applicato solo la sospensione dal servizio per un anno all'ex dirigente del Dasoe, Letizia Di Liberti, e al dipendente regionale Salvatore Cusimano. Nessuna misura invece per Emilio Madonia, impiegato in una ditta esterna. Erano ai domiciliari dal 30 marzo

Lasciano gli arresti domiciliari e tornano liberi i tre arrestati nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta falsificazione dei dati legati all'andamento della pandemia nell'Isola. Il gip Cristina Lo Bue, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Sergio Demontis, ha infatti deciso di applicare soltanto una misura interdittiva - la sospensione dal servizio per un anno - all'ex dirigente del Dasoe, Letizia Di Liberti, e al dipendente regionale Salvatore Cusimano, mentre non ha ritenuto sussistente alcuna esigenza cautelare a carico di Emilio Madonia, impiegato in una società esterna e difeso dall'avvocato Enrico Sorgi.

I tre, che erano ai domiciliari dal 30 marzo, erano stati interrogati giovedì scorso dal giudice, dopo che gli atti erano stati trasmessi per competenza territoriale dalla Procura di Trapani a quella di Palermo. Tutti avevano negato di aver taroccato i dati, spiegando di essersi trovati invece a dover gestire un caos organizzativo in cui molte strutture non avrebbero comunicato giornalmente le informazioni. Vista l'esigenza di dover fornire un bollettino quotidiano, si sarebbe pensato quindi di "correggere" (per usare le parole di Di Liberti) i dati, tenendoli però sempre in linea con quelli dell'Istituto superiore di sanità.

Dati sui contagi da Covid falsati? L'intercettazione: "Spalmiamo un poco i morti"

La Procura di Palermo ha rivisto il lavoro dei colleghi trapanesi e non si è limitata a riproporre le stesse contestazioni agli indagati: i 36 capi d'imputazione originari sono così diventati 7, ed è caduta per esempio l'accusa di aver falsificato i dati relativi ai decessi (quelli che, secondo l'ex assessore Ruggero Razza, indagato pure lui, avrebbero dovuto essere "spalmati" su più giorni), ritenuti non rilevanti nel sistema a fasce colorate. Resta in piedi l'ipotesi di falso per quanto attiene al numero dei positivi al Covid e al numero dei tamponi effettuati invece.

Di Liberti (difesa dagli avvocati Fabrizio Biondo e Paolo Stravaggi) ha sostenuto che guardando ai dati settimanali si scoprirebbe che sarebbero perfettamente in linea con quelli reali e che gli "aggiustamenti" sarebbero stati compiuti solo per il bollettino giornaliero, che non avrebbe comunque alcun peso per la scelta dei colori delle Regioni. L'ex dirigente del Dasoe ha anche chiarito che con un documento firmato da lei e dal presidente della Regione Nello Musumeci, a gennaio scorso, era stato chiesto al governo nazionale di passare la Sicilia in rosso, visti i dati preoccupanti. Un argomento che serve a smontare la tesi, sostenuta dai pm di Trapani, che i dati sarebbero stati falsificati per evitare le chiusure e il malcontento tra i cittadini. 

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