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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

L'inchiesta sui centri commerciali, dopo 15 anni assolti tutti i 9 imputati

La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi della procura generale e di Legambiente: la sentenza di primo grado diventa definitiva

Il ricorso della Procura generale di Palermo e quello della parte civile Legambiente sono stati dichiarati inammissibili: la sentenza di primo grado, che assolveva tutti gli imputati del processo sulle presunte irregolarità nella realizzazione dei due centri commerciali cittadini, nella sostanza viene confermata definitivamente dalla Cassazione.

Per la forma nei due successivi gradi di giudizio la questione non è stata neppure esaminata nel merito per un motivo molto semplice: i reati di abuso di ufficio, estorsione, falso e truffa – tutti molto datati nel tempo, risalenti a oltre quindici anni fa – erano prescritti. La Procura di Agrigento, in un primo momento, ipotizzava la falsificazione di alcuni documenti finalizzata ad ottenere autorizzazioni e finanziamenti oltre a una serie di abusi e pressioni indebite fra imprenditori rivali interessati a realizzare i centri commerciali.

Sul banco degli imputati, inizialmente, sedevano in quattordici. In appello e in Cassazione ne sono approdati solo nove. Si tratta dell’ex sindaco Aldo Piazza, degli imprenditori Gaetano Scifo, Aniello Setola, Calogero Saeva e Gianni Marianelli; dell’ex comandante della polizia municipale Vincenzo Nucera, del dirigente del Comune Giuseppe Principato e dei funzionari Francesco Vitellaro e Salvatore Pennisi.

In appello il ricorso del sostituto procuratore generale Anna Maria Leone è stato dichiarato inammissibile: i reati erano tutti prescritti e i giudici non sono entrati mai nel merito sostenendo che la procura non avesse “interesse a impugnare la sentenza”.

Il pg Ettore Costanzo ha riproposto la questione, in maniera identica, alla Cassazione sottolineando che “trattandosi di reati contro la pubblica amministrazione l’interesse sussiste anche sotto il profilo etico e di danni contro la pubblica amministrazione”. Il pg aveva fatto riferimento anche agli esiti dell’inchiesta “Alta mafia” aggiungendo che “ha dimostrato saldi legami fra quell’amministrazione e gli ambienti mafiosi”.

Lo stesso ha fatto Legambiente ma i giudici della Cassazione, dopo che sia il pg della Suprema Corte che i difensori degli imputati, appositamente volati a Roma (gli avvocati Salvatore Tirinnocchi, Isabella Giuffrida, Giuseppe Scozzari, Daniela Posante, Antonino Gaziano e Rosa Salvago), avevano sollecitato l’inammissibilità del ricorso, ha messo la parola fine sulla vicenda. Inammissibile anche il ricorso di Setola, proposto dall’avvocato Enrico Quattrocchi, che voleva una nuova pronuncia nel merito dopo quella di primo grado. La circostanza, secondo l’avvocato Giuseppe Arnone, difensore di Burgio, aprirebbe le porte a un risarcimento.

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