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La sede dell'ex consorzio Asi

La sede dell'ex consorzio Asi

"Spese pazze e promozioni illegittime all'ex consorzio Asi?": assolti ex presidente e 4 dirigenti

La Corte di appello conferma il verdetto di primo grado: non ci fu alcun abuso nella gestione dell'ente che, negli anni successivi, è stato soppresso

Sentenza confermata: secondo i giudici della prima sezione della Corte di appello di Palermo le promozioni dirigenziali nell'ex consorzio Asi furono legittime così come la determina con cui decisero di aumentare i loro compensi. Nessuna irregolarità anche per le spese dell’acquisto di beni di rappresentanza, l’affidamento di appalti e le spese delle missioni.

Confermato in blocco il verdetto, emesso l'8 gennaio del 2016, dal giudice dell’udienza preliminare di Agrigento, Stefano Zammuto, che aveva assolto “perché il fatto non sussiste” l’ex presidente del consorzio Asi Stefano Catuara e altri quattro imputati giudicati con il rito abbreviato - componenti del consiglio direttivo o dirigenti dell’ente poi soppresso – finiti sotto processo nell’ambito di un’inchiesta che ha passato al setaccio tutta la gestione dell’Area di sviluppo industriale dal 2007 al 2011.

Il pm Andrea Maggioni, che al termine della requisitoria del processo di primo grado, aveva chiesto quattro condanne e un’assoluzione, aveva impugnato il verdetto quasi interamente.

La pena più alta – 3 anni e 4 mesi – era stata proposta per Catuara; un anno e quattro mesi per Maurizio Bonomo, 46 anni; Eugenio Esposto, 68 anni, e Filippo Siracusa, 48 anni, ex consiglieri del direttivo come Giuseppe Sorce, 62 anni, nei cui confronti era stata invece chiesta l’assoluzione. Per quest'ultimo il verdetto non è stato impugnato ed è da tempo definitivo.

Un anno di reclusione era stato proposto per Salvatore Callari, 57 anni, dirigente del consorzio: per tutti è stata confermata l'assoluzione di primo grado. Le accuse contestate a vario titolo erano l’abuso di ufficio, la truffa e il peculato. Il presidente e i componenti del consiglio direttivo erano accusati di avere provocato “un ingiusto vantaggio patrimoniale attraverso la rideterminazione in aumento dei loro compensi”. Contestata anche la promozione a direttore generale del funzionario Antonino Casesa (la cui posizione è stata stralciata insieme ad altre), ritenuta illegittima perché “in violazione della deliberazione della Giunta di Governo regionale con cui si stabiliva il divieto di procedere a promozioni”. 

Nella lista delle imputazioni anche l’accusa di avere bandito senza “alcuna copertura finanziaria” due lavori pubblici (urbanizzazione primaria dell’agglomerato industriale Aragona-Favara per importo di 99.501 euro e lavori di rifunzionalizzazione del Centro espositivo permanente per un importo di 134.344 euro)  nonché la nomina “ripetuta e senza alcun criterio di rotazione” di alcuni avvocati che hanno rappresentato l’ente in processi civili e amministrativi. 

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