Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

L'inchiesta su Girgenti Acque, il procuratore: "Mancata o insufficiente depurazione e truffa sulle tariffe"

Il tenente colonnello Pasquale Spataro: "Veniva omessa totalmente la depurazione e ciò che confluiva nei corsi d'acqua era il refluo fognario tale e quale"    

"Le investigazioni dei carabinieri del Noe hanno permesso di disvelare la mancata o insufficiente depurazione delle acque e una truffa nelle tariffe imposte ai consumatori e agli enti pubblici. E' noto perché abbiamo fatto 13 sequestri di impianti di depurazione che gli indagati non hanno efficacemente depurato le acque e invece in bolletta figurava il costo della depurazione. Molte associazioni di consumatori hanno protestato e abbiamo lavorato anche in tal senso". Lo ha spiegato, durante la conferenza stampa, il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio. 

"Nonostante la ricchezza di acque, in questa provincia il bene non è accessibile a tutti. Ecco dove nasce l'azione investigativa dell'Arma della gente, a tutela della nostra comunità. Da un lato, abbiamo i 'signori dell'acqua' che con un'azione criminale, affiancata da una mala gestione, creano un danno erariale, un danno che principalmente è a carico dei cittadini che non hanno acqua potabile, che non hanno acqua depurata, che subiscono un danno alla salute e all'ambiente - ha spiegato, sempre durante la conferenza stampa, il colonello Vittorio Stingo che è il comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento - . Ecco, dunque che interveniamo noi, a proteggere la nostra gente, a tutelare i diritti alla salute e all'ambiente, per far sì che l'acqua possa essere di tutti e che i cittadini di questa provincia non siano costretti a pagare ingiustamente tariffe più alte di alcune città metropolitane".

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"I reati ambientali sono aberranti, nella misura in cui colpiscono la salute dei cittadini. Il sistema della depurazione delle acque è un sistema particolarmente delicato, è un servizio pubblico che in determinate circostanze viene bypassato - ha spiegato, durante la conferenza stampa, il il tenente colonnello Pasquale Storace, comandante del gruppo carabinieri tutela ambientale di Napoli, - . Molto raramente ci si avventura in indagini sulla depurazione delle acque, se non ci fosse stato il reato di inquinamento ambientale, da poco esistente, gli scarichi idrici inquinanti provenienti dai depuratori sono delle contravvenzioni. Presi singolarmente ci troviamo quindi davanti a singole contravvenzioni, in questo caso, poiché la mala gestione riguardava non un singolo impianto ma tutti gli impianti esistenti e i carichi di inquinanti, è stato possibile arrivare a questo quadro sconcertante. Dietro c'è sempre il guadagno economico. Risparmiare i costi di depurazione è una consuetudine ed è fondata - ha spiegato il tenente colonnello Spataro - su 'meno depuro, meno produco fanghi, meno smaltisco i fanghi, meno costi di gestione e di energia elettrica nel funzionamento del depuratore'. Più depuro e più produco fanghi che sono un rifiuto. Una tonnellata di fango per smaltirla necessita di 120 euro. Immaginate un depuratore che è a servizio di collettività di un certo numero, quanto fango dovrebbe produrre. Un depuratore che funziona correttamente deve necessariamente sostenere costi di smaltimento. Due, dunque, le linee per risparmiare: o questi fanghi non vengono prodotti, evitando la depurazione. Oppure, se depuri e produci fanghi, lo smaltimento dei fanghi poi può seguire strade alternative: vengono buttati in mezzo ai campi come compost per l'agricoltura - ha spiegato, in generale e a livello nazionale, il tenente colonnello - nonostante siano carichi di inquinanti. In questo caso, la procedura è stata la più semplice: si ometteva totalmente la depurazione e ciò che confluiva nei corsi d'acqua era il refluo fognario tale e quale".    

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