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Cronaca

L'inchiesta su Girgenti Acque, i Pm: "Tangenti sotto forma di denaro, assunzioni e voti"

Il fascicolo è stato aperto dopo le indicazioni dell'aspirante collaboratore di giustizia Giuseppe Tuzzolino, dichiarazioni che sarebbero state utili: le intercettazioni a tappeto hanno dato risultati considerati positivi

Tangenti per salvaguardare il buon nome antimafia della Girgenti Acque e delle società satellite? Tangenti per evitare interdittive? "Stop" che Girgenti e le altre aziende avrebbero puntualmente evitato, sebbene le forze dell’ordine avessero dato indicazioni opposte. L'inchiesta - che ha provocato un autentico terremoto ad Agrigento e provincia - è stata avviata, secondo quanto riporta oggi il Giornale si Sicilia, dopo le dichiarazioni di un aspirante collaboratore di giustizia, poi ritenuto del tutto inattendibile su una serie di fronti, dell’architetto Giuseppe Tuzzolino. Assunzioni a tempesta, ma soprattutto affari: affari che passavano attraverso il riconoscimento del pedigree antimafia, cosa che comporta reati collegati alla pubblica amministrazione. 

Inchiesta su Girgenti Acque, 72 indagati 

Su Girgenti Acque e sul suo presunto sistema le indicazioni di Tuzzolino sarebbero state utili: le intercettazioni a tappeto hanno dato risultati considerati positivi. Non però sul fronte della dimostrazione delle finalità mafiose delle attività di Marco Campione, uno degli amministratori e massimi dirigenti della società di distribuzione idrica. Da qui lo stralcio e la trasmissione, da parte del procuratore aggiunto del capoluogo, Paolo Guido, e del pm Gery Ferrara, di un troncone di atti al procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, e ai sostituti Salvatore Vella, Paola Vetro e Alessandra Russo.

Ecco i nomi di tutti gli indagati

Associazione per delinquere, riciclaggio, corruzione, false comunicazioni sociali, truffa sono i reati ipotizzati nei confronti di 72 persone, finite nel mirino prima della Direzione distrettuale antimafia di Palermo e ora della Procura di Agrigento, alla quale sono stati trasmessi una gran parte degli atti. Coinvolti tra gli altri il prefetto, Nicola Diomede, e - con un ruolo tutto da definire - Angelo Alfano, 82 anni il mese prossimo, padre del ministro degli Esteri, Angelino, che fu anche titolare del dicastero degli Interni. Ci sono poi i politici: dall’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, all’ex presidente della Provincia, Eugenio D’Orsi, da Angelo Capodicasa (altro ex presidente della Regione) a Riccardo Gallo, Giovanni Panepinto e Vincenzo Fontana. E c’è anche l’ex presidente del Cga, Raffaele De Lipsis, già indagato in un’altra inchiesta della Dda, poi trasmessa per competenza a Trapani, quella sull’armatore Vincenzo Morace e sull’ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio.

Indagato anche il prefetto Nicola Diomede: è ad Agrigento dal 1991

Centinaia di ore di ascolti avrebbero confermato il sistema, che doveva - riporta sempre il Giornale di Sicilia - bloccare gli intoppi per le imprese del gruppo Campione e i presunti componenti della associazione a delinquere avrebbero dovuto dare il loro supporto. Ovviamente in cambio c’erano tangenti sotto forma di denaro o di utilità come assunzioni per i propri familiari, voti per i politici o per i loro candidati sparsi per il territorio e favori di varia natura.

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