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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca Menfi

Inchiesta "Caronte", tre indagati di primo piano sono irreperibili

Gli agrigentini coinvolti nel blitz vengono indicati come basisti e avrebbero fornito attività di supporto sul territorio

Tre indagati sono irreperibili. Si tratta di tre tunisini che avrebbero lasciato l'Italia prima dell'emissione del provvedimento di custodia cautelare da parte del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Marsala Riccardo Alcamo. Emergono questi retroscena dall'inchiesta - contro il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina - denominata "Caronte". 

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Il ruolo dei tre tunisini non ancora arrestati sarebbe di primo piano secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare. Sono i fratelli Nizar e Nabil Zayar, di 31 e 34 anni, e Fathi Taleb, di 34 anni. Fathi Taleb, assieme a Montasar Bouicha, avrebbe effettuato materialmente l’attività di trasporto di almeno cinque extracomunitari nella notte tra il primo e il 2 gennaio 2017. I fratelli Zayar, invece, avrebbero effettuato attività di previa organizzazione del viaggio, mantenendo contatti con il paese di partenza dei migranti e dato supporto al recupero di due scafisti la mattina del 2 gennaio 2017, una volta completato il viaggio, utilizzando anche una Jeep e una Chrysler, le due auto per le quali adesso è stato disposto il sequestro dal Gip di Marsala.

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La vicenda di Nizar Zayar è particolare. Il tunisino era stato arrestato, assieme a Montasar Bouaicha, ad aprile dello scorso anno, accusati di essere stati gli scafisti dello sbarco del 17 febbraio 2017. Nizar Zayar aveva poi ottenuto la scarcerazione a seguito di un incidente domestico del quale era stata vittima la moglie e per prendersi cura di un loro bambino. Uscito dal carcere, però, non sarebbe rimasto a Marsala, dove risiedeva, ma sarebbe andato in Tunisia.

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Montasar, invece, ha lasciato il carcere, un mese fa, perché la difesa ha prodotto, sempre con riferimento a quello sbarco, una documentazione, fornita dall’ambasciata tunisina, che attesta un ricovero in ospedale proprio nei giorni di quello sbarco. Lasciato il carcere, su decisione del Tribunale della Libertà, Bouaicha è tornato a Cesena, dove risiede con la famiglia. A Cesena, venerdì scorso, è stato arrestato dai carabinieri. I due sono difesi dall’avvocato Accursio Gagliano. Fathi Taleb risulta residente a Canicattì, non è stato ancora rintracciato dai carabinieri e il sospetto degli investigatori è che pure lui si trovi in Tunisia.

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Secondo quanto emerge dall'inchiesta, gli agrigentini vengono indicati come basisti e avrebbero fornito attività di supporto sul territorio siciliano all’attività di trasporto dei migranti. In occasione di uno degli sbarchi avrebbero fornito il mezzo utilizzato, un gommone di 7,5 metri con scafo in vetroresina di colore bianco con due potenti motori fuoribordo da 115 cavalli ciascuno. L’attività di recupero dei presunti scafisti sarebbe stata poi materialmente posta in essere da Marco Bucalo e Salvatore Calcara. 

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