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"A puttane con i soldi per i giovani", i retroscena sulla bufera alla Regione

Ci sarebbe anche un bonifico per la soubrette Sara Tommasi tra i documenti analizzati dalla Guardia di finanza di Palermo nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto di 17 persone

Bustarelle ma anche viaggi, abbonamenti in tribuna vip ed escort. Con questi mezzi politici e decine di indagati all’interno della pubblica amministrazione venivano corrotti ricorrendo a fatture per operazioni inesistenti “pilotando” gli appalti dei grandi eventi in Sicilia e appropriandosi di rilevanti fondi comunitari destinati ai principali progetti per la formazione professionale. Gli inquirenti, “aiutati” da due “pentiti”, avrebbero scoperto perfino un bonifico di tremila euro a favore di Sara Tommasi. 

Il fatto -> Viaggi ed escort in cambio di favori alla Regione, 17 arresti: in manette Luigi Gentile

IL DEUS EX MACHINA - Al centro di tutto un grande coordinatore, ma soprattutto un grande corruttore, Faustino Giacchetto (Giac per i suoi "seguaci"), imprenditore nel campo della pubblicità. Il “bancomat” – come lo ha definito il colonnello della Finanza Stefano De Braco che ha guidato le operazioni di arresto scattate stamattina all’alba -  a cui attingeva la complessa macchina che gestiva mazzette e appalti era il Ciapi (acronimo di Centro Interaziendale Addestramento Professionale Integrato, ente di formazione controllato dalla Regione Siciliana, di cui è socio di maggioranza) finanziato dal Fondo Sociale Europeo.

ARRESTI E SEQUESTRI - Dalle indagini sono scaturiti 17 arresti e una cinquantina di perquisizioni fra abitazioni e uffici. Le Fiamme Gialle che hanno eseguito il provvedimento di sequestro del capitale sociale e dei beni aziendali di 5 società, nonché di  disponibilità patrimoniali e finanziarie riconducibili agli indagati, per un valore complessivo di  oltre 28 milioni di euro. “Un modo – ha spiegato il procuratore Francesco Messineo – per risalire alla disponibilità dei fondi sperperati in maniera a dir poco immorale”. 

“MALA GESTIO” - L’operazione è la sintesi di due diversi filoni d’indagine. La prima indagine – denominata “Mala gestio” – ha riguardato l’illecita ricezione e gestione di un contributo pubblico di 15 milioni di euro da parte del Ciapi finanziato dall’Unione Europea a valere sul Por 2000-2006 e finalizzato alla realizzazione del progetto CO.OR.AP. (COnsulenza, ORientamento ed APprendistato). “Riguardo questo tipo d’indagine – ha spiegato il generale della guardia di finanza Stefano Screpanti – è fondamentale sottolineare la collaborazione con l’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode - O.L.A.F. – della Commissione Europea dalla quale è emerso un complesso disegno criminale che ha interessato non solo il progetto CO.OR.AP. ma l’intera gestione delle campagne pubblicitarie affidate, negli anni, al Ciapi di Palermo”. Il generale ha anche aggiunto la volontà di aumentare i controlli in materia di spesa pubblica “in maniera tale che l’investimento su queste indagini diventi pari o superiore a quella dell’evasione fiscale”. Secondo quanto emerso da quest’indagine la corruzione di rappresentanti della Pubblica Amministrazione avveniva attraverso la cessione di somme di denaro in contanti, il riconoscimento di “costosi” benefit (fra cui viaggi e concessione in uso gratuito di immobili di pregio) e il finanziamento l’illecito delle campagne elettorali di noti esponenti politici e il pagamento di spese per l’acquisto di materiale per manifestazioni di carattere politico-elettorale. “Bisogna fare attenzione però - ha spiegato il procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci – a non fare di tutta l’erba un fascio. E’ vero che fra gli indagati ci sono molti nomi e anche importanti di politici locali, ma si badi a non fare qualunquismo: molti altri politici sono puliti”. 

“GRANDI EVENTI” - La seconda indagine, denominata “Sicilia grandi eventi”  ha visto coinvolti alcuni soggetti emersi anche nella prima e ha riguardato le procedure di aggiudicazione di gare di appalto bandite dalla Regione Sicilia nel settore, appunto, degli eventi pubblici (fra essi la settimana del ciclismo di giugno 2010 e le olimpiadi di scherma). Anche grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, la Guardia di Finanza ha ricostruito gli affari di un vero e proprio “cartello” costituito di fatto fra alcuni operatori economici in grado di condizionare l’esito delle varie procedure, attraverso una fitta rete di conoscenze e legami con funzionari pubblici e rappresentanti delle Istituzioni, alimentata da un diffuso “sistema” di favori, interessi e utilità di vario genere, comprensiva di fenomeni di corruzione di pubblici dipendenti (dirigenti e funzionari regionali), nonché mediante l’alterazione e/o la creazione di documenti ideologicamente falsi, quali, principalmente, fatture per operazioni inesistenti. L’inchiesta tocca anche l'ex amministratore delegato del Palermo Calcio, Rinaldo Sagramola. Come hanno spiegato gli investigatori nel corso della conferenza stampa, il manager Fausto Giacchetto avrebbe acquistato dal Palermo Calcio degli spazi pubblicitari fatturando cifre superiori a quelle pagate. "Una parte delle somme sovrafatturate- spiega il procuratore aggiunto Leonardo Agueci- serviva poi a pagare gli abbonamenti in tribuna vip per diversi politici".

BONIFICO PER “SARA” - Sono stati due ex collaboratori di Giacchetto, oggi “pentiti”, ad aiutare i magistrati a far luce sulla vicenda. Secondo le dichiarazioni che i due avrebbero reso ai magistrati di Palermo – si legge sul sito Fascio e Martello - oltre ai viaggi, agli appartamenti in uso gratuito e al pagamento delle spese elettorali e pubblicitarie, alcuni politici avrebbero beneficiato di veri e propri “pagamenti in natura”. Dal verbale di interrogatorio di uno dei due ex collaboratori emerge la dichiarazione di “un bonifico di 3.000 euro che aveva come causale “Sara”. Giacchetto – secondo quanto esposto dal testimone – gli disse di effettuare il bonifico in favore della soubrette Sara Tommasi. “Dopo qualche giorno – ha aggiunto il collaboratore – mi fece avere una bozza di contratto di cessione dei diritti di utilizzo di immagini fotografiche tra la Media center e la Tommasi, affinché lo firmassi. Non avendo mai ricevuto il contratto firmato dalla controparte, né la fattura per il bonifico effettuato alla Tommasi chiesi notizie a Giacchetto, che mi fece intendere che non si trattava di un servizio fotografico, ma di un pagamento per delle prestazioni di altra natura”.

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