Gestione dei randagi, Pullara: "Difformità nella gestione, si apra inchiesta"

Solo una decina di amministrazioni hanno risposto alla richiesta di atti avanzata dal deputato

(foto ARCHIVIO)

"Si avvii un 'attività di indagine per evidenziare le difformità riscontrate nell’affidamento del servizio di custodia e mantenimento dei cani randagi da parte dei Comuni nel territorio regionale".

A chiederlo, attraverso un'interrogazione scritta è il deputato regionale Carmelo Pullara, componente anche della commissione speciale d'inchiesta sul tema del randagismo che nelle settimane scorse aveva chiesto ai Comuni della provincia chiarezza sulle convenzioni stipulate oggi per la gestione del fenomeno.

"Solo una decina di Amministrazioni hanno risposto - spiega Pullara - documentando parzialmente le spese sostenute per la cattura, custodia, cura e mantenimento dei cani randagi dimoranti nel territorio di loro competenza. Le difformità si riscontrano soprattutto nella previsione in bilancio delle somme necessarie a far fronte alla gestione dei randagi, che oscillano dalle centomila euro annue dichiarate sommariamente dal Comune di Aragona, alle duemila euro dichiarate dal Comune di Grotte, quali spese sostenute nell’anno 2019. In particolare - continua Pullara - si rileva che molte spese preventivate per fare fronte alle convenzioni stipulate con i privati, successivamente vengono reintegrate con somme aggiuntive destinate al saldo di voci inizialmente non contemplate nelle predette convenzioni ma indispensabili allo svolgimento di un servizio efficiente. Per citare un altro caso esaminato tra gli atti che mi sono pervenuti - continua Pullara - si distingue la metodologia applicata dal Comune di Licata che stipulando convenzioni con due ditte diverse sovrapponendo i servizi e determinando un fabbisogno, a distanza di anni, con successiva determinazione dirigenziale, ritorna sulle somme impegnate dichiarandone l’insufficienza e deliberando di assolvere al debito accumulato negli anni precedenti attraverso un nuovo appostamento cui si farà fronte con un capitolo destinato a spese per debiti fuori bilancio".

La gestione del randagismo rimane infatti un tema caldissimo, perché rappresenta una spesa molto significativa per diversi centri della provincia e soprattutto un fenomeno che non sembra conoscere soluzione, anche perché le amministrazioni comunali non sono esattamente impegnate nel contrastarlo e l'incivilità dei cittadini rappresenta una inesauribile fonte di sostentamento.

"La gestione dei cani randagi - scrive Pullara - è un tema di rilevanza sociale cui i Comuni fanno fronte per il tramite di convenzioni apposite stipulate con associazioni o ditte private che offrono svariati servizi inerenti la loro custodia, cura e mantenimento. Nel corso del dibattito durante la stesura del disegno di legge che regolamenterà la problematica del randagismo in Sicilia, sono emerse molteplici criticità rispetto all’affidamento dei servizi , alla luce soprattutto delle difficoltà di tanti Comuni che non dispongono di un canile municipale. Per fare fronte alla gestione del fenomeno del randagismo la stragrande maggioranza dei Comuni affida il servizio a ditte private, dando luogo alle più diversificate forme di convenzione, prive di criteri comuni che possano assicurare uniformità di costi e adempimenti, generando di fatto una “giungla” negli affidamenti, tutti diversi tra loro".

Pullara vuole quindi conoscere "quali iniziative urgenti intendano assumere" il presidente della Regione e l'assessorato alla Salute "per regolamentare in maniera uniforme il servizio di cura, mantenimento e ricovero dei randagi nel territorio siciliano e se non ritengano di dover avviare un’attività di indagine specifica per evidenziare quali e quante difformità nella stipula delle convenzioni con i privati sono oggi in essere".

Pullara ha proposto inoltre di "predisporre un modello univoco di convenzione a cui i Comuni e le ditte autorizzate, iscritte in appositi elenchi che ne certifichino la capacità e la disponibilità delle strutture di ricovero, debbano attenersi, diversificandosi nei costi solo per il numero di randagi a cui prestare cure e ricovero e non diversificandone i costi da Comune a Comune".

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