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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca

Inchiesta "Alta tensione", non parlano i tre indagati davanti al Gip

I due verificatori dell'Enel sono stati raggiunti da divieto di dimora nella provincia di Agrigento, la donna "intermediaria", invece, dall'obbligo di presentazione alla Pg

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere - secondo quanto riporta il quotidiano La Sicilia - i due verificatori di Enel, Giovanni Trupiano e Domenico La Porta, destinatari di altrettanti divieti di dimora nella provincia di Agrigento nell'ambito dell'inchiesta, dei carabinieri del Norm, denominata "Alta tensione". A firmare i provvedimenti è stato il Gip Alessandra Vella, su richiesta dei sostituti procuratori Alessandro Macaluso e Carlo Cinque. L'obbligo di presentazione alla Pg è stato, invece, emesso a carico di una donna, residente a Canicattì, Luigia Vinci, che avrebbe fatto - stando alle ricostruzioni ufficializzate dai carabinieri - "da intermediario" .

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Trupiano è rappresentato e difeso dagli avvocati Ignazio Valenza e Stefano Catuara; La Porta, invece, dall'avvocato Aldo Virone e Vinci dall'avvocato Calogero Meli.

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Sono state, complessivamente, 20 le persone iscritte nel registro degli indagati. A denunciare, facendo partire l'inchiesta, è stato un commerciante che sarebbe stato raggirato. L'inchiesta, che si è avvalsa delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, è andata avanti dall'ottobre del 2014 al giugno del 2016. L'indagine ha riguardato alcuni casi di privati e di attività commerciali, anche nel centro di Agrigento. Ma sono stati scoperti casi anche a Canicattì, a Naro, a Campobello di Licata, a Licata ed a Favara. "Riteniamo però - aveva evidenziato il colonnello Mario Mettifogo, a capo del comando provinciale dei carabinieri di Agrigento, durante la conferenza stampa tenuta per illustrare l'operazione "Alta tensione" - il fenomeno sia molto più diffuso di quanto è stato accertato da questa indagine che ha disvelato una parte della realtà. Ma noi riteniamo che la parte più ampia resti ancora nascosta"


 

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