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Sant’Angelo Muxaro, scavi archeologici in corso: importanti ritrovamenti

Dopo le campagne di scavi, condotte da P. Orsi e U. Zanotti Bianco negli anni 1931 e 1932 nel territorio attorno Sant’Angelo Muxaro, che riportarono alla luce una imponente necropoli sicana, la Soprintendenza di Agrigento nel 1973 e nel 1974 ha effettuato due brevi interventi in contrada M’pisu, dove furono rinvenuti materiali di età eneolitica, alcune tombe dello stesso periodo, un villaggio costituito da capanne circolari e una parte della necropoli composta da tombe a pozzetto, e in contrada Capreria, dove furono recuperati ceramica eneolitica e abbondanti materiali della prima Età del Bronzo. Nel 1976 e nel 1977 ricerche sistematiche furono riprese dall'Istituto di Archeologia dell'Università di Catania; i lavori vennero iniziati nell'area della necropoli esplorata dall'Orsi, lungo il costone meridionale del colle su cui sorge l'abitato moderno e portarono alla scoperta, inizialmente, di tre nuove tombe. Particolarmente significativa la tomba A, a pseudo-rAò/os, che conteneva numerosi scheletri di inumati, cinquanta vasi, una decina di fibule e altri oggetti metallici. La monumentale necropoli sicana, caratterizzata per le sue Tholoi, unica in territorio non egeo miceneo è la maestosa “Tomba del Principe” , che è la più grande tomba a “ Tholos “ della Sicilia, e l’unicità dei ritrovamenti , infatti sono stati portati alla luce ricchi corredi funerari, che per la loro singolare fattura hanno dato nome alla cultura pre e protostorica detta di Sant’Angelo Muxaro, e ori di grande interesse di età micenea, due bellissimi anelli– sigillo, conservati al Museo di Siracusa, una“ patera” raffigurante una processione di tori, del VII ° sec.a.C. che si trova al British Museum di Londra, e un altro anello al Museo nazionale di Firenze, ha fatto sì che Sant’Angelo Muxaro oggi assuma un ruolo chiave negli studi della preistoria e protostoria siciliana. Sant’Angelo Muxaro viene identificato con l’antica Kamikos (sec.XIII a.C. ),città fortezza costruita da Dedalo per il re sicano Kokalos, padre di Atria che, innamorata di Dedalo, uccise Minosse, re di Creta, giunto con la sua flotta alla ricerca dell'architetto ateniese, reo, ai suoi occhi, per aver favorito gli infami amori della regina Pasifae. La ripresa della campagna di scavi, condotti dall’Università di Bologna con la direzione della soprintendenza ai beni culturali di Agrigento, a Sant’Angelo Muxaro, in località “Monte M’pisu”, nelle tombe a pozzetto della necropoli eneolitica risalente al IV millennio avanti Cristo, hanno infatti portato alla luce vasi e resti scheletrici molto interessanti. Di grande rilevanza anche le indagini che si stanno conducendo sul “Monte Castello”, la cui straordinaria stratificazione archeologica è documentata dal neolitico fino all’età rinascimentale, con una serie di preziosi materiali tra cui ori, pietre pregiate, monete, metalli, ceramiche a decoro dipinto e inciso/impresso e, soprattutto, reperti di ossidiana di Lipari e Pantelleria che documentano già nel Neolitico rapporti commerciali ad ampio raggio.

“La valorizzazione del nostro patrimonio archeologico – sottolinea il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – è una delle priorità del mio governo. Quello di Sant’Angelo Muxaro è uno degli otto cantieri che abbiamo attivato in tutta l’Isola, dopo un’interruzione di oltre dieci anni, per aprire una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: da un lato arricchire l’offerta del nostro immenso giacimento culturale a turisti, studiosi e curiosi, dall’altro conservare la nostra memoria”. “Le attività di ricerca e di scavo archeologico negli ultimi decenni sono state condotte da Università e Istituti privati – dice l’assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà – ed è stata precisa volontà del governo regionale, sotto impulso dell’assessore Sebastiano Tusa, quella di ricominciare a finanziare campagne in tutta la Sicilia affidandole alle professionalità che operano all’interno dell’assessorato dei Beni culturali. I risultati ci confortano e rafforzano la consapevolezza che le Soprintendenze siciliane, dotate di eccellenti archeologi e tecnici, hanno la potenzialità di continuare in quell’attività di ricerca che ci ha reso famosi nel mondo. Riprendere le campagne di scavo, inoltre è il modo per riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria”.

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