Domenica, 14 Luglio 2024
Il caso

Autori di comportamenti violenti in comunità: famiglia di migranti ha comunque diritto all'accoglienza

Il Tar ha accolto il ricorso presentato da un tunisino ospite in una struttura dell'Agrigentino precisando che è diritto inviolabile quello alla tutela e che vi è una carenza normativa

Stando alla segnalazione di uno dei gestori del centro in cui erano ospitati si sarebbero resi autori di "comporamenti non rispettosi della civile convivenza, sfociati in atteggiamenti violenti ed aggressivi" nei confronti di un concittadino tunisino ed era partita quindi una richiesta di revoca dell'accoglienza: il Tar però annulla tutto e concedere comunque il diritto ad una famiglia proveniente dalla Tunisia ammettendo che, sul tema, vi è oggi una vacatio legislativa.

I fatti sono avvenuti nel novembre del 2021: il responsabile di un centro dell'Agrigentino aveva chiesto alla Prefettura di revocare la misura di accoglienza nei confronti di un nucleo familiare per alcuni fatti avvenuti all'interno della struttura da loro gestita. L'ente territoriale del Governo si era attivato, disponendo quanto richiesto e motivandolo appunto con i comportamenti violenti tenuti dallo stesso nucleo.

Questi avevano però deciso di fare ricorso e, il Tar, ha accolto le loro obiezioni sostenendo che "come ritenuto dalla Corte di giustizia, la revoca delle misure di accoglienza, laddove non consente di graduare la risposta sanzionatoria alla gravità del fatto commesso, non soltanto risulta eccessivamente gravosa rispetto alla convenienza del risultato ottenibile, ma altresì rivela la sua non necessarietà, vale a dire la sua sostituibilità con altro mezzo meno gravoso per la realizzazione altrettanto efficace dell’interesse pubblico".

La stessa corte, quindi, ha ribadito "l’impossibilità di irrogare una sanzione consistente nella revoca, definitiva o temporanea, delle misure di accoglienza, nemmeno quando il richiedente asilo abbia posto in essere 'comportamenti gravemente violenti nei confronti di funzionari pubblici'. Una tale sanzione, infatti, violerebbe sempre il requisito di proporzionalità, non potendo in alcun caso ammettersi una sanzione contrastante con il principio del rispetto della dignità umani".

Il Tar ha quindi annullato il provvedimento della Prefettura, precisando che "l'insussistenza di strumenti sanzionatori alternativi è invece problema la cui soluzione spetta al legislatore, ma che non può giustificare la reiterata applicazione di una disposizione di cui è acclarato il contrasto con il diritto dell'Unione".

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