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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca

Immacolata, il richiamo di don Franco: "Ognuno di noi deve sentirsi costruttore e non solo abitante di questa città"

L'arcivescovo: "Abbiamo le carte in regola, mettiamo passione per la nostra città, continuiamo la splendida storia passata reinventandola. Ce la faremo, se non cercheremo solo gli interessi personali o di gruppo. Ma se cercheremo il bene di tutti, l'egoismo imbriglia e soffoca"

"Non saranno gli sconfortati borbottii del 'Chi me lo fa fare?' o 'Non sono fatti miei' a costruire il mondo. La bellezza non si compra al supermercato, ma si costruisce - anche se con fatica - oggi e insieme. Non possiamo cullarci che Agrigento è stata terra di geni, di talenti, di grandi uomini e intanto vedere, o addirittura invitare, i nostri giovani ad abbandonare questa terra. E poi renderci conto che fuori da questa provincia sono apprezzati e cercati per le loro capacità. Dobbiamo a Pindaro le sue parole e convinti ripetiamo: 'Oggi, Agrigento è la più bella città dei mortali'. Abbiamo le carte in regola, mettiamo passione per la nostra città, continuiamo la splendida storia passata reinventandola. Ce la faremo, se non cercheremo solo gli interessi personali o di gruppo. Ma se cercheremo il bene di tutti, l'egoismo imbriglia e soffoca". Don Franco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, con queste parole, pronunciate in una basilica - quella dell'Immacolata - gremita ha cercato, durante l'omelia della santa messa per l'Immacolata Concezione, di svegliare gli agrigentini. 

IL VIDEO. Don Franco: "Agrigento merita di essere amata e il futuro non piante le radici nella rassegnazione"

"Chiesa, politica, imprenditoria, volontariato, sindacato, tutti insieme, per un sussulto, non per un singhiozzo di vita nuova, di orgoglio sano, di voglia di nuovo. Ha ragione chi ha scritto: 'Una città è prima di tutto uno stato d'animo' e sarebbe bello se il nostro stato d'animo fosse positivo verso questa città che guarda avanti. Amiamola questa città, non può essere solo un certificato di nascita a farci agrigentini, ma la convinzione di trovarci dentro un comune destino per costruire una storia piena di bellezza. Non dimentichiamolo: il futuro è già nelle nostre mani ed è già cominciato, ora. Sapremo qual è il futuro se sapremo vivere il presente e ciò che dico alla città lo dico anche alla nostra chiesa, lo dico ai credenti. A noi credenti tocca essere vivi e vivaci per donare a questa terra brio, gioia, speranza, desiderio di ciò che è grande e perciò essere noi i primi a non accontentarci della mediocrità, delle mezze misure, dei gesti senz'anima. Equipaggiamoci finalmente di audacia, di creatività ".

Immacolata, riti e tradizioni

"Parlare di bellezza mi fa pensare ad Agrigento - ha spiegato, all'inizio dell'omelia, don Franco - che fu definita da Pindaro la più bella città dei mortali. La immagino, questa mia città: Agrigento, con le radici piantate in cielo per questo la vedo bella. La chiesa vive la città e vive in essa senza però identificarsi con essa. Ne è amica e per questo l'ammira con gli occhi pieni di speranza però non è facile parlare di Agrigento ad Agrigento. Quando si tenta di farlo, la reazione di chi ascolta è il silenzio o il rifiuto. Come vescovo ho il dovere di parlare. Mi è stato fatto notare che gli agrigentini quando io parlo si sentono giudicati e colpevolizzati dalle mie parole. Credetemi non intendo fare il giustiziere di questo territorio e dei suoi abitanti. Semmai, come vescovo, sento il pulito desiderio di pizzicare l'orgoglio degli agrigentini perché insieme ci rendiamo conto che questa città è nostra. Questo è il motivo per cui merita di essere amata e vissuta da tutti. Perché ci siamo noi! Tacere sarebbe più facile e più comodo per me. Ma rifiuto di seguire la logica del 'Chi me lo fa fare?'. E fare il gioco di chi preferisce che le cose restino per come sono. Io non accetto che le cose vadano come devono andare, tanto ormai... Non si può guardare al futuro pronunciando le parole 'Tanto ormai ...' soprattutto se, come gli agrigentini, si ha la responsabilità di un nobile passato e di una bellezza che in ogni parte del mondo ci invidiano. Sono belle le pietre antiche con cui è stata costruita Akragas ma non valgono meno le pietre vive, noi, che formiamo l'Agrigento di oggi. Un passato interessante non può non proiettare verso un futuro interessante, ma occorre anche vivere un presente interessante. Ognuno di noi deve sentirsi costruttore e non solo abitante di questa città. Il futuro non riesce a piantare le sue radici nella rassegnazione di molti, né può interrare nel vaso dei pochi, di coloro che prendono le decisioni. Il futuro ha bisogno di terra fertile e di tanta terra. Se vi interessano le scoperte che si vanno facendo nella Valle dei Templi perché non ci sentiamo altrettanto interessati e preoccupati di lasciare una storia altrettanto ricca a chi verrà dopo di noi? Il viaggio della vita si può affrontare solo se si è attrezzati di speranza e non rassegnati".

IL VIDEO. I vigili del fuoco depongono i fiori ai piedi dell'Immacolata  

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