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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

"La sicurezza dei Cutrò è garantita?", la deputata Aiello interroga il ministro Lamorgese

A spingere lo stesso ex imprenditore a chiedere alla commissione parlamentare antimafia nazionale approfondimenti sulla questione sono state le rivelazioni fatte nelle scorse settimane dall'ex poliziotto Pasquale Di Salvo

Tornano a farsi "roventi" le polemiche sulla sicurezza garantita dallo stato a testimone di Giustizia, Ignazio Cutrò. A spingere lo stesso ex imprenditore a chiedere alla commissione parlamentare antimafia nazionale approfondimenti sulla questione sono state le rivelazioni fatte nelle scorse settimane dall'ex poliziotto Pasquale Di Salvo, che si è autoaccusato dell'omidicio di di Vincenzo Antonio Di Girgenti, avvenuto negli anni '90 ad Alessandria della Rocca. Un delitto, ha detto lo stesso Di Salvo, che gli fu commissionato dalla famiglia Panepinto.

"Come è noto - dice una nota inviata dallo stesso Cutrò - i Panepinto citati dal testimone di Giustizia, sono gli stessi che Cutrò ha denunciato e fatto arrestare nell’ambito dell’operazione antimafia 'Face Off' e che, dopo aver scontato la loro condanna, sono tornati in libertà". Cutrò, nella sua lunga lettera, descrive al presidente della commissione Nicola Morra "tutti i passaggi che hanno indotto, le autorità competenti, a ridimensionare completamente il livello di protezione al punto da decidere di non assegnare più la scorta al testimone di Giustizia e ai suoi familiari". “La famiglia Cutrò – si legge nella missiva - è stata abbandonata dallo Stato al loro destino. Ci aspettavamo di più da chi aveva il dovere di proteggerci. Signor Presidente – chiede infine il testimone di Giustizia - voglio sapere la verità e conoscere le ragioni della menzogna. Credo che in questa vicenda ci siano tutti i presupposti per valutare l’avvio di un’inchiesta da parte della Commissione da Lei presieduta allo scopo di accertare esattamente come si sono svolti i fatti e individuare i responsabili di coloro che hanno sovraesposto la mia sicurezza e quella della mia famiglia”.

La deputata e testimone di Giustizia, Piera Aiello, anch'essa componente della commissione antimafia, si è invece rivolta al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese perchè venga effettuata una verifica sul grado di rischio della famiglia Cutrò.

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