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Ignazio Cutrò in conferenza stampa

Ignazio Cutrò in conferenza stampa

Ignazio Cutrò torna a chiedere aiuto: «Datemi il Durc o la mia azienda fallirà»

A sostegno dell'imprenditore antimafia di Bibona interviene anche il presidente regionale di Confartigianato, Filippo Ribisi. L'appello e la storia

L'imprenditore di Bivona, Ignazio Cutrò, torna ad appellarsi alla stampa. Non sceglie una data a caso, ma lo fa il giorno prima della commemorazione dei morti di mafia, il 23 maggio appunto, ventennale della strage di Capaci.

 
Alla sede di Confartigianato di Agrigento Cutrò racconta nuovamente la sua storia: un dramma iniziato nel 1999. Ciò che oggi chiede è che gli venga riconosciuto il Durc (documento unico di regolarità contributiva, un certificato unico che attesta la regolarità di un’impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi) per poter riavviare la sua impresa ed essendo testimone di giustizia chiede allo Stato se gli spetta qualcosa per questo “e che ciò mi venga riconosciuto subito in modo da poter rilanciare la mia attività imprenditoriale”, precisa ripetute volte.
 
 
??La storia di Cutrò è raccontata da una parte con la lotta alla mafia, con quasi 28 denunce, subendo intimidazioni  e attacchi; finché non contribuisce nel 2006 all’operazione “Face off”, che portò all’arresto dei presunti componenti della famiglia mafiosa di Bivona. Dall’altra il declino economico della sua azienda, che non riesce a risollevarsi non ricevendo più commesse e ritrovandosi piena di debiti. Cutrò racconta il suo inferno di tutti i denari dovuti e pagati con difficoltà in questi anni all’Inps, all’Inail, alla Serit.
 
“Debiti su debiti - racconta l'imprenditore - che non finivano mai. Ho dovuto vendere perfino un escavatore, che mi serve per lavorare eppure i debiti andavano pagati. Una volta saldato il debito, venivano fuori altri soldi da pagare. Prima quasi 4mila euro, poi altri 9mila”. ??L’imprenditore parla dell’esistenza di due tipi di Stato: quello della magistratura e delle forze dell’ordine e quello della politica. "Il primo è il vero Stato - dice - perché vicino al cittadino. Il secondo non dà risposte". 
 
"Il mondo dell’impresa - afferma il presidente regionale di Confartigianato, Filippo Ribisi - si scontra con il fenomeno mafioso e con quello della illegalità nella Pubblica amministrazione. In Sicilia lo Stato è bravo a sbloccare situazioni di debiti, ma si nasconde dietro la burocrazia quando è davanti ai creditori. Per questi non c’è infatti un’altra Equitalia”.

 

 

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(dbr)

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