Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

"Camilla" è stata avvelenata, era voluta bene da un intero quartiere

Il sindaco: "E' stata stipulata apposita convenzione con un canile dove sono stati già ricoverati due cani che hanno manifestato segni di aggressività e sono state contattate delle associazioni per le adozioni con le quali però non è stato sottoscritto alcun protocollo d'intesa"

Un gruppo di randagi (foto ARCHIVIO)

E' stata avvelenata. Nonostante fosse stata praticamente adottata da un'intera cooperativa del Palo a Grotte, "Camilla" è stata uccisa. La carcassa è stata portata all'istituto zooprofilattico di Palermo. Spetterà agli esami dei veterinari stabilire cosa abbia ammazzato la cagnetta randagia voluta bene da un intero quartiere. Ad esprimere "sdegno e ripugnanza per la barbara uccisione è stata, nelle ultime ore, l'amministrazione comunale. 

"Purtroppo sono atti, ancorché isolati nella nostra comunità, che generano un profondo senso di tristezza e di incapacità di comprendere le ragioni di quei pochi che macchiano, come sempre, l'operato di una intera collettività - ha scritto il sindaco di Grotte: Alfonso Provvidenza - . In assenza totale di fondi regionali e nazionali (come sempre ci si indigna, ma poi l'ente locale viene lasciato solo), si è provveduto a fare ogni sforzo possibile. Nel nostro piccolo è stata stipulata apposita convenzione con un canile dove sono stati già ricoverati due cani che hanno manifestato segni di aggressività e sono state contattate delle associazioni per le adozioni con le quali però non è stato sottoscritto alcun protocollo di intesa (e non per volontà del Comune). Ricordo che sono diversi i cani microchippati e reimmessi nel territorio i quali, secondo la legge, possono essere anche essere affidati alle associazioni protezionistiche o animaliste o, in adozione a privati cittadini, che si impegnino ad accudirli e custodirli. Ma nessuno si fa avanti - sottolinea il sindaco di Grotte - . In base anche ad una sentenza della Corte di Cassazione, chi dà da mangiare a un cane randagio è responsabile del suo comportamento. Se ci si occupa del sostentamento di un cane randagio, secondo la Corte di Cassazione, infatti, si diventa responsabili anche di sue, eventuali, aggressioni. La posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane, impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi. Per il resto resta l'amarezza e il grande dolore di un altro cane ucciso". 

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