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Foto archivio

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"Si è preso 10mila euro per vendermi il bar ma non ho visto più nulla", il caso approda in aula

La Procura, che in un primo momento aveva deciso di mandarlo a processo ci ripensa ma la presunta vittima insiste: "Sono stato raggirato"

Una trattativa rapida per vendere un immobile di Grotte da adibire a bar, con relativi mobili e arredi, e un acconto di 10mila euro come caparra prima di sottoscrivere l'atto dal notaio. Alla fine l'affare salta, per un problema catastale, e il venditore non restituisce l'acconto.

La Procura, che in un primo momento aveva fatto notificare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, ci ripensa e chiede l'archiviazione dall'accusa di truffa aggravata "dall'avere provocato un danno di rilevante gravità". Il commerciante quarantottenne, attraverso il proprio difensore, l'avvocato Gianfranco Pilato, si è opposto e chiede al giudice di mandare a processo il venditore, un 67enne di Grotte.

Il gip Francesco Provenzano - che questa mattina ha sentito tutte le parti, compreso il difensore dell'indagato, l'avvocato Giusi Figliolo - nei prossimi giorni scioglierà la riserva decidendo se archiviare il procedimento, disporre nuove indagini o ordinare l'imputazione coatta. Il legale della presunta vittima della truffa ha criticato l'operato del pm Sara Varazi che, acquisendo il fascicolo dopo il trasferimento della collega Simona Faga, ha ritirato l'avviso di fine inchiesta propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio sollecitando una chiusura del caso "in quanto non si ravvisano artifici e raggiri ma una semplice controversia civilistica"

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