Il tabaccaio ucciso dal fratello, la vittima era stata accusata di stalking

Roberto Chiarenza era stato pure arrestato con l'accusa di perseguitare l'ex, il presunto amante e la moglie di quest'ultimo ma una perizia psichiatrica aveva escluso la sua capacità di intendere e volere

Il luogo dell'omicidio, nel riquadro Roberto Chiarenza

I sospetti della scarsa lucidità mentale della vittima, tre anni fa, si erano concretizzati in una perizia psichiatrica, messa nero su bianco, che aveva portato all’assoluzione del tabaccaio Roberto Chiarenza, che sarebbe stato ucciso, ieri mattina, dal fratello maggiore Pietro con alcune coltellate alla gola, senza un apparente motivo. La vittima, nel 2016, era stata pure arrestata per stalking e danneggiamento.

L’uomo fu processato per l’accusa di avere perseguitato un collega e due donne. Al centro della contesa da cui è scaturita la vicenda giudiziaria ci sarebbe una giovane rumena. Chiarenza, dopo avere avuto una relazione con la ragazza di origini straniere, non avrebbe accettato che la stessa avesse interrotto il rapporto e, pare, avesse iniziato a coltivare una frequentazione con un altro tabaccaio di Grotte. Da quel momento Chiarenza, secondo quanto ha accertato il processo, avrebbe iniziato a perseguitare la rumena con l’invio di scritti anonimi e fotografie. Stesso trattamento per il nuovo presunto amante della donna e la moglie di quest’ultimo. A processo, il perito era giunto a una conclusione tranciante che escludeva la sua capacità di intendere e volere tanto che non c’era stata altra strada che quella di assolverlo.

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Le stranezze di Roberto Chiarenza, che spesso girovagava senza motivo per il tribunale con una carpettina di documenti, da mostrare a giornalisti o operatori del diritto, contenenti documenti, a suo dire, scabrosi contro i magistrati che avrebbero archiviato le sue denunce o dato seguito a quelle contro di lui, erano sfociate in numerosi esposti al Csm dai contenuti assai stravaganti. 

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