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Calci allo stomaco della compagna incinta? Dipendente dell'imputato: "Non ho assistito ad alcuna scena"

La donna, sostiene l’accusa, sarebbe stata maltrattata dal novembre del 2016 all'aprile del 2018

"Non ho mai saputo di contrasti fra loro, mi sembrava che i rapporti fossero normali". Un dipendente dell'imputato, titolare di un panificio, ricostruisce in aula il contesto dei rapporti, all'apparenza normali, fra i due coniugi di fatto. Il processo è quello a carico di un quarantunenne di Grotte, finito nei mesi scorsi agli arresti domiciliari e tuttora sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora con divieto di avvicinamento, che rischia adesso un rinvio a giudizio per le accuse di maltrattamenti e stalking.

La trentaseienne, presunta vittima delle violenze, si è costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Gianfranco Pilato. L'imputato, difeso dagli avvocati Nicolò Grillo e Vincenzo Vella, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato condizionato all'audizione del suo dipendente e della stessa donna che lo accusa che sarà interrogata in aula il 7 aprile. 

L'ex compagna, sostiene l’accusa, sarebbe stata maltrattata dal novembre del 2016 all'aprile del 2018. Le minacce, in diverse circostanze sarebbero state finalizzate a costringerla ad abortire. L’episodio più grave sarebbe consistito in una violenta aggressione commessa nel febbraio del 2018: la donna sarebbe stata scaraventata a terra, mentre teneva il figlio di un anno in braccio, e colpita con un calcio nello stomaco nonostante fosse incinta. 
 

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