"Ha ucciso il fratello perché credeva volesse avvelenarlo", convalidato l'arresto

Il gip dispone il carcere per il sessantaquattrenne Pietro Chiarenza, reo confesso dell'omicidio del tabaccaio Pietro, di 8 anni più giovane

La palazzina dove è avvenuto l'omicidio, nel riquadro la vittima

Colpito con delle coltellate prima prima allo stomaco, poi al collo in tre distinte fasi: dopo due tentativi di fuga, durante i quali il tabaccaio Pietro Chiarenza, 56 anni, di Grotte, è riuscito a difendersi infilando un dito nell'occhio del fratello Roberto, di sei anni più grande, l'omicida riesce a chiudere una porta a chiave e lo colpisce numerose altre volte fino a quando non ha la certezza che il suo bersaglio sia morto.

Il gip Francesco Provenzano ha convalidato l'arresto del 64enne, eseguito dai carabinieri mercoledì mattina dopo che lo stesso Pietro Chiarenza aveva chiamato il 112 e avvisato i militari di avere fatto "una cazzata". Nei confronti dell'indagato è stata disposta la custodia cautelare in carcere ma le sue condizioni psichiatriche (come quelle della vittima, dichiarato incapace di intendere e volere da una perizia psichiatrica nell'ambito di un procedimento per stalking) sono state definite "alterate". Secondo il giudice, che apre la porta ad accertamenti che vadano in questa direzione, come chiesto pure dal pubblico ministero Cecilia Baravelli, "emergono forti sospetti sulla stabilità mentale che occorre scandagliare". 

L'arrestato, dopo avere confessato tutto ai carabinieri, ha iniziato a dare in escandescenza durante l'interrogatorio e, di fatto, non è riuscito a rispondere.

Per questo è stato disposto un "supporto medico specifico" nella struttura carceraria. Pietro Chiarenza, difeso dall'avvocato Loretta Severino, interrogato dai militari, aveva ammesso pienamente i fatti e ricostruito la vicenda. Dietro l'agguato, scattato la mattina, davanti all'ingresso dell'abitazione, nella palazzina di via Orsini, ci sarebbe la convinzione che Roberto lo stesse avvelenando per impadronirsi della palazzina che condividevano insieme a un terzo fratello, che ha confermato le circostanze ai carabinieri.

Quella mattina avrebbe atteso che Roberto scendesse ad aprire il tabacchino, la cui porta confinava con la sua abitazione e gli avrebbe teso un agguato colpendolo con un coltello al ventre. Roberto Chiarenza, secondo il racconto ricostruito nell'ordinanza del giudice, sarebbe riuscito a scappare vicino al portone di ingresso dove sarebbe stato colpito dal fratello Pietro, questa volta, con dei pugni ma in questa circostanza riesce a infilargli un dito nell'occhio provocandogli anche una ferita seria. Poi il nuovo tentativo di fuga attraverso una porta a vetri ma Pietro, questa volta, riesce a chiuderla e buttare le chiavi prima di colpirlo con numerose altre coltellate. 

I coltelli da cucina usati sono stati più di uno. Dopo l'omicidio, Pietro sarebbe salito al primo piano dove c'era il terzo fratello, con problemi di disabilità, e gli avrebbe detto quello che aveva fatto. 

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