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Il luogo dell'omicidio, nel riquadro la vittima

Il luogo dell'omicidio, nel riquadro la vittima

"Uccise il fratello durante il lockdown", al via processo ma è morto pure l'imputato

Pietro Chiarenza, reo confesso dell'omicidio, è deceduto dopo essere caduto nel bagno della struttura psichiatrica dove era detenuto: sull'episodio indaga la Procura

Due tragedie in pochi mesi. Per l'ultima la magistratura sta cercando di fare chiarezza e le indagini sono giunte alle battute iniziali. Per la prima i fatti sembravano evidenti fin dall'inizio ma la morte dell'imputato farà chiudere il processo prima ancora che si inizi.

Il gup Alessandra Vella, che avrebbe dovuto giudicare Pietro Chiarenza, il 64enne di Grotte morto l'11 dicembre all'ospedale San Giovanni di Dio in seguito ad una caduta nel bagno della comunità terapeutica dove era ricoverato, ha chiesto al difensore - l'avvocato Loretta Severino - di produrre il certificato di morte. Il 24 febbraio, completato questo passaggio burocratico, il processo si chiuderà con una sentenza di non luogo a procedere per morte dell'imputato.

Chiarenza, la mattina dell'8 aprile, secondo quanto da lui stesso confessato, aveva ucciso a coltellate il fratello Roberto, 56 anni, tabaccaio, inseguendolo e colpendolo più volte, dopo un tentativo di fuga e una reazione della vittima che lo aveva ferito a un occhio, nella palazzina di via Orsini, a Grotte, dove vivevano in due appartamenti separati. 

In considerazione della sua assai precaria salute mentale, che stava certamente alla base dell'omicidio da lui commesso, era stato ricoverato in una struttura psichiatrica detentiva. La stessa vittima, negli anni precedenti, era stata arrestata per stalking venendo poi assolto sulla base di una perizia psichiatrica che accertava la sua totale incapacità di intendere e volere.

Sulla morte di Pietro Chiarenza è stata avviata un'inchiesta sulla base delle denunce del legale. Nelle scorse settimane è stata eseguita l'autopsia. In seguito l'avvocato Severino ha presentato un esposto integrativo, chiedendo al pubblico ministero Cecilia Baravelli di indagare pure su possibili profili del reato di "abbandono di incapaci" e sottolineando "le verosimili carenze nella assistenza di Pietro Chiarenza all'interno della struttura nonchè i solleciti fatti dai familiari per migliorare la situazione clinica che sono rimasti inascoltati". 

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