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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca Grotte

Anziano medico derubato col pretesto di soccorrere donna incinta, annullate 4 condanne

La Corte di appello ribalta il verdetto di primo grado con cui era stato inflitto un anno di reclusione agli imputati

Assoluzione per non avere commesso il fatto: i giudici della terza sezione della Corte di appello, presieduta da Antonio Napoli, hanno ribaltato il verdetto di primo grado e scagionato i quattro imputati condannati inizialmente a un anno di reclusione per l'accusa di avere adescato un anziano medico, con la scusa che una di loro era incinta, per derubarlo del portafogli che conteneva quasi 400 euro.

Si tratta di Giuseppe Matina, 51 anni, Amedeo Restivo, 28 anni, Gianluca Stagno, 31 anni e Jenny Ehing, 28 anni. I fatti risalgono al 13 giugno del 2011. Ehing, secondo la ricostruzione dell'episodio che non ha retto al vaglio del processo, con una scusa, avrebbe chiesto di entrare in casa dell'anziano medico. ”La prego, mi aiuti. Sto male e sono incinta, ho bisogno di un medico”. In realtà si sarebbe trattato di un pretesto per fare entrare anche gli altri complici che, una volta all'interno, hanno chiesto di andare in bagno e avrebbero rubato il portafogli dell’anziano medico che conteneva 370 euro. 

Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Alessandro Quattrocchi, il 16 settembre del 2020, aveva riconosciuto la colpevolezza di tutti gli imputati. I difensori (gli avvocati Daniele Re, Gianfranco Pilato, Ninni Giardina e Angelo Benvenuto) avevano, invece, chiesto l'assoluzione sostenendo che il dibattimento non avesse provato la piena responsabilità degli imputati considerato che molti testi non sono stati rintracciati e che lo stesso anziano è deceduto tanto che agli atti del fascicolo vi era solo la sua querela.

L’anziano medico aveva riconosciuto i tre uomini visionando alcuni album fotografici che gli erano stati mostrati dai poliziotti. In aula aveva testimoniato pure la badante rumena del professionista. Troppo poco, secondo la difesa che aveva sostenuto il mancato riscontro alle accuse nel processo in relazione, soprattutto, alla certa identificazione degli imputati. 

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