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Lunedì, 27 Maggio 2024
Cronaca Grotte

Faida familiare per un parcheggio conteso, 2 condanne e 6 assoluzioni

Il giudice infligge un anno e quattro mesi di reclusione ciascuno a due donne, scagionati gli altri imputati

Un parcheggio in un'area condominiale indivisa conteso fra gruppi familiari fa generare rappresaglie, agguati, scazzottate e minacce: dopo una serie di denunce reciproche la vicenda è approdata in aula per il processo concluso con due condanne e sei assoluzioni.

La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Nicoletta Sciarratta. Sotto accusa: Giuseppe Mendola, 51 anni; Maria Aquilina, 72 anni; VIncenzo Ciccotto, 48 anni; Bruno Cimino, 58 anni; Antonietta Garifi, 55 anni; Aurora Garifi, 41 anni; Calogero Garifi, 83 anni e Patrizia Sambito, 39 anni.

Aquilina e Sambito sono state condannate a un anno e 4 mesi di reclusione. Tutti gli altri sono stati assolti. Agli imputati (difesi dagli avvocati Gianfranco Pilato, Salvatore Carruba e Pietro Di Piazza) si contestavano i reati di calunnia, minaccia e violenza privata.

Gli episodi al centro della "faida familiare" risalgono all'agosto del 2017 e si sarebbero verificati in pochi giorni. Aquilina e Sambito sono accusati di calunnia perché, presentando una denuncia, avrebbero accusato falsamente, sapendoli innocenti, Mendola e la moglie di violazione di domicilio per avere occupato, parcheggiandovi l'auto, per settimane, un'area, a loro dire, di cui erano proprietari. E' questa l'unica accusa per la quale è stata decisa la condanna.

In realtà apparteneva a un cespite ereditario di cui tutti facevano parte ma che non era stato ancora diviso. Il giorno di Ferragosto l'episodio più grave che coinvolge gli altri sette imputati che si sarebbero scagliati contro il solo Mendola che aveva parcheggiato l'auto nell'area al centro della contesa. "Ti scanno, ti ammazzo, te ne devi andare di qua altrimenti di ammazzo": queste e altre minacce gli sarebbero state rivolte, dopo essere stato accerchiato, mentre gli sarebbe stato impedito di prendere l'auto posteggiata e andare via. Mendola, che trovò la strada di uscita chiusa con una catena, avrebbe risposto con una minaccia e per questo è stato processato e assolto come tutti gli altri.

Il pm aveva chiesto la condanna a 1 anno e 7 mesi per Aquilina e Sambito, l'assoluzione di Mendola e 7 mesi per gli altri. 

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