Faida familiare con raid e aggressioni per un parcheggio, otto rinvii a giudizio

L'area contesa faceva parte di un cespite ereditario non ancora diviso

Un parcheggio in un'area condominiale indivisa conteso fra gruppi familiari fa generare rappresaglie, agguati, scazzottate e minacce: dopo una serie di denunce reciproche la vicenda approda in aula per il processo.

Il giudice dell'udienza preliminare Alessandra Vella ha disposto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati. Sotto processo, a partire dal 19 marzo davanti al giudice monocratico, andranno otto persone - dai 39 agli 83 anni - tutte di Grotte. Agli imputati (difesi dagli avvocati Gianfranco Pilato, Salvatore Carruba e Pietro Di Piazza) si contestano i reati di calunnia, minaccia e violenza privata. Gli episodi al centro della "faida familiare" risalgono all'agosto del 2017 e si sarebbero verificati in pochi giorni. Una 72enne e una 39enne sono accusati di calunnia perché, presentando una denuncia, avrebbero accusato falsamente, sapendoli innocenti, marito e moglie di violazione di domicilio per avere occupato, parcheggiandovi l'auto, da settimane, un'area, a loro dire, di cui erano proprietari. In realtà apparteneva a un cespite ereditario di cui tutti facevano parte ma che non era stato ancora diviso.

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Il giorno di Ferragosto l'episodio più grave che coinvolge gli altri sette imputati che si sarebbero scagliati contro un 51enne che aveva parcheggiato l'area nell'area al centro della contesa. "Ti scanno, ti ammazzo, te ne devi andare di qua altrimenti di ammazzo": queste e altre minacce gli sarebbero state rivolte, dopo essere stato accerchiato, mentre gli sarebbe stato impedito di prendere l'auto posteggiata e andare via. Il 51enne, che trovò la strada di uscita chiusa con una catena, avrebbe risposto con una minaccia e per questo sarà processato. 

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