Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Nuovo Dpcm sul Green Pass in arrivo: cosa può andare storto il 15 ottobre e l'ipotesi cancellazione nel 2022

Con il certificato verde obbligatorio sul lavoro (la deadline scatterà tra tre giorni) Draghi sta per firmare in queste ore le linee guida messe a punto dal ministero della Pubblica amministrazione per il rientro degli statali ma anche un Dpcm ad hoc

Conto alla rovescia. Nuovo Dpcm sul Green Pass in arrivo: con il certificato verde obbligatorio sul lavoro (la deadline scatterà tra tre giorni, venerdì 15 ottobre) il premier Mario Draghi sta per firmare in queste ore le linee guida messe a punto dal ministero della Pubblica amministrazione per il rientro degli statali e un Dpcm ad hoc. Dopo giorni di dubbi, appare quindi assodato che le nuove indicazioni generali arriveranno sotto forma di un Dpcm, che chiarirà le modalità dei controlli per i possessori del Green Pass, sia nell'ambito della pubblica amministrazione che per le aziende. Per i dipendenti che non esibiranno la certificazione verde all’ingresso del luogo di lavoro scatterà da subito l’assenza ingiustificata e la sospensione dello stipendio, senza perdere il loro rapporto di lavoro.

Nuovo Dpcm di Draghi in vista del 15 ottobre 2021

Obiettivo dettagliare il rientro al lavoro con passaporto vaccinale, entrando nel merito dei controlli che mai come ora non possono essere lasciati al caso. Al Dpcm, in particolare, il compito di tracciare il percorso dei software e delle applicazioni necessari per la verifica del green pass ai tornelli. Il provvedimento sarebbe stato messo a punto con il supporto dei tecnici della Sogei. Il nuovo Dpcm dovrebbe recepire quindi le linee guida concordate dal governo con le Regioni, prevedendo controlli giornalieri e preferibilmente all’accesso in azienda, a campione (in misura non inferiore al 20% e con un criterio di rotazione) o a tappeto, con o senza l’ausilio di sistemi automatici. In attesa dell’eventuale approvazione da parte del Governo di altre modalità di controllo, per la verifica del certificato è indispensabile utilizzare l’applicazione mobile italiana denominata Verifica C19, non essendo consentite altre soluzioni.

Nel 2022 diremo addio al Green Pass?

Lo stato di emergenza scade il 31 dicembre 2021, ma non è chiaro per quanto il Green Pass farà parte della nostra vita. Possibili novità, chiarisce il sottosegretario Andrea Costa, potrebbero arrivare soltanto nel 2022.  "Sarà possibile rivedere ed eventualmente ridurre l'attuale applicazione del green pass con l'inizio del nuovo anno se i dati dell'epidemia di Covid-19 continueranno a mostrare un trend di miglioramento, ma una valutazione più precisa sarà fatta a dicembre in concomitanza con la scadenza dello stato di emergenza che auspichiamo possa avere termine".

Una revisione del green pass "potrebbe significare mantenere l'attuale carta verde per alcune circostanze e non per altre. Mentre ora siamo di fronte ad una applicazione totale del green pass, si potrebbe passare ad una sua applicazione parziale", dice Costa. Dunque, "se l'andamento dell'epidemia di Covid-19 continuerà ad essere positivo, è ragionevole pensare che con l'anno nuovo ci potrà essere una revisione delle misure e anche del green pass, che potrà dunque essere ridotto nella sua applicazione". A tal fine, ha concluso, cruciale sarà proprio la valutazione dell'andamento epidemico che "dovrà essere fatta a fine anno. Davanti a noi, pertanto, abbiamo ancora due mesi che si dimostreranno decisivi".

Per il green pass "resta ovviamente la validità di 12 mesi, a partire dalla data di somministrazione della terza dose per chi la farà o della seconda dose per chi non rientra nelle categorie indicate per il richiamo. Rispetto poi alla scadenza del green pass per gran parte della popolazione, abbiamo comunque davanti un ragionevole tempo per valutare quello che sarà il quadro, augurandosi che da qui a pochi mesi il green pass magari non serva più perchè siamo usciti dalla pandemia", continua Costa. "La scadenza dei green pass, che per la gran parte avverrà a 2022 inoltrato, è cioè un problema per il quale - ha chiarito - abbiamo sufficiente tempo davanti che ci consentirà di affrontarlo ed eventualmente trovare soluzioni. Non siamo in altre parole davanti a un problema imminente".

Dpcm Green Pass: venerdì mattina i nodi verranno al pettine

E' certo che venerdì mattina i nodi verranno al pettine. Quanti dei 3,3 milioni di lavoratori senza vaccino riusciranno a procurarsi in tempo un Green Pass da tampone? Laboratori di analisi e farmacie segnalano già liste di attesa di giorni, segnala Repubblica. "Difficile, anche per i più volenterosi, programmare in tempo utile un tampone ogni 48 ore e questo potrebbe provocare situazioni di grande criticità in aziende, uffici privati e pubblici. Ma anche tra le forze dell’ordine proprio venerdì alle prese con una giornata tra le più impegnative sul fronte dell’ordine pubblico. 

Domenico Pianese, segretario del Coisp, avverte: "La Polizia di Stato conta 80 mila vaccinati e 18 mila poliziotti che non hanno potuto o voluto vaccinarsi e che saranno obbligati a fare i tamponi ogni 48 ore. La Polizia ha 1.300 siti in Italia in cui si devono organizzare i controlli: è inaccettabile che a 3 giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass per i luoghi di lavoro, non siano state ancora emanate le linee guida". Molte imprese e qualche associazione territoriale chiedono la proroga e la spesa dei tamponi totalmente a carico dello Stato. Difficile che ci sia alcuna proroga però.

"Non si può azzerare lo stipendio di chi deve pagare il mutuo o l’affitto e comprare i libri per i bambini. Persino ai condannati per truffa in passato è stato garantito un minimo di stipendio" dice a Repubblica Sandro Colombi, segretario generale Uilpa, che lancia un appello per "stemperare le tensioni e ricucire le divisioni sociali. Noi chiediamo che venga salvaguardata una parte più alta possibile della retribuzione".

Altro nodo: il governo non sembra aver pensato a come stimare l'impatto dell'uso del Green Pass nei luoghi di lavoro: non c'è un piano di analisi di impatto, alcun indicatore da tenere sotto controllo per un monitoraggio. C'è anche un ulteriore annotazione da fare: a norma di legge per le misure anti Covid, l'imprenditore è esentato da responsabilità solo se si adegua a protocolli e linee guida. E' grave che le linee guida non escano in tempo utile per consentire di adeguarsi.

E poi come sottolinea il Corriere della Sera il rebus privacy non è stato ancora risolto: i dati sensibili su vaccinati e non devono essere protetti e decisivo in tal senso sarà il parere del Garante per la protezione dei dati personali nelle prossime ore.

Fino a 7,5 milioni di tamponi ogni settimana?

Numeri ufficiali non ne esistono, ma le stime più credibili indicano in circa 2,5 milioni i lavoratori che in Italia non si sono vaccinati contro il Covid. Se dal 15 ottobre dovranno tornare in ufficio in presenza o in fabbrica dovranno fare un tampone per poter esibire un green pass valido. Se si ricorrerà ai test antigenici rapidi - che valgono per 48 ore - ne serviranno anche tre a settimana e quindi a regime si arriverebbe a fare una montagna di tamponi: fino a 7,5 milioni, in pratica oltre un milione al giorno. Una domanda enorme che difficilmente la rete di farmacie e laboratori riuscirebbe a soddisfare o che le aziende da sole potrebbero organizzare per i propri dipendenti. La capacità italiana di processare tamponi - tra laboratori e farmacie - arriva al massimo a 500 mila test ogni 24 ore.

I dipendenti della Pa che non si sarebbero ancora immunizzati secondo le stime della Funzione pubblica sono 250mila. Solo per loro servirebbero 750mila test ogni settimana. Più difficile capire esattamente quanti sono i lavoratori del settore privato non ancora vaccinati e dunque senza certificato verde. Anche qui stime del Governo parlano di circa 2,2 milioni di lavoratori, erano 4 milioni meno di un mese fa quando è stato introdotto l’obbligo di pass in tutti i luoghi di lavoro. In questa categoria rientrano probabilmente molti lavoratori autonomi che più facilmente potranno evitare il tampone di frequente.

Green Pass nel settore privato: chi è esentato

Il decreto legge 127/2021 stabilisce che da venerdì 15 ottobre, nel settore privato, così come nel pubblico, solo chi è in possesso della certificazione verde Covid-19 (il cosiddetto green pass) può accedere al luogo dove si svolge la sua attività lavorativa.

L’obbligo riguarda tutti gli spazi nei quali viene svolta un’attività lavorativa: aziende, esercizi pubblici, negozi, studi professionali. E riguarda indistintamente tutti coloro che svolgono un’attività di lavoro, indipendentemente dalla tipologia contrattuale che regola la prestazione. Non solo i dipendenti, ma anche collaboratori autonomi (partite Iva o co.co.co che siano), appaltatori, consulenti, titolari di ditte individuali, tirocinanti, stagisti, formatori e persino volontari, come espressamente dispone il decreto, che fa riferimento anche a chi lavora "sulla base di contratti esterni".

Sono esentati dal Green Pass coloro che sono esentati dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica.

Senza Green Pass la vita diventa quasi impossibile

Senza Green Pass viaggiare diventa proibitivo e spostarsi difficile in Italia. Non si può salire ad esempio su un aereo o su un treno ad alta velocità, su una nave e su un bus che collega più di due regioni. Non è mai richiesto invece per il trasporto pubblico locale: autobus, treni regionali, bus locali, taxi, car sharing. Nei locali, impossibile accedere alle sale al chiuso, niente palestra, niente piscina. Se fino a oggi la presenza di tavoli all'aperto e il clima ancora estivo hanno mascherato almeno in parte i disagi per chi non è vaccinato o non si è sottoposto di recente a un tampone, da venerdì 15 ottobre la stretta sarà più evidente.

(fonte Today.it)

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