La giustizia col freno a mano tirato, Miceli: "Si riprenda o istituzioni saranno indebolite"

Il commissario dell'Ordine degli avvocati traccia il bilancio dopo gli stati generali dell'avvocatura a Palermo

Il commissario dell'Ordine degli avvocati Silvio Miceli

La giustizia col freno a mano tirato. Riparte tutto, aprono pizzerie e parchi ma in tribunale – secondo gli avvocati che interpretano il senso di giustizia dei cittadini e quello di insoddisfazione dei colleghi in difficoltà economiche – il semaforo verde è arrivato in maniera troppo timida. Dopo dibattiti e flash mob, la questione è approdata, in ambito istituzionale, all’Assemblea regionale siciliana, dove tutti i rappresentanti della professione hanno delineato un possibile percorso comune per sollecitare la ripresa dell’attività giudiziaria.

A fare il punto è il commissario dell’Ordine degli avvocati di Agrigento, Silvio Miceli. “Gli Stati Generali dell'avvocatura siciliana – spiega - hanno rinnovato al consiglio nazionale forense e all'Organismo congressuale forense la richiesta di adottare ogni iniziativa per ottenere l'urgente intervento del ministro della Giustizia, cui compete il dovere di garantire e di governare, nell'attuale stadio della crisi sanitaria che ha investito il Paese, la piena ripresa della giurisdizione, il cui effettivo esercizio è ineludibile condizione di preservazione della legalità e della democrazia”.

Miceli prosegue: “Gli avvocati sentono il dovere di sollecitare l'attenzione della opinione pubblica e della politica nazionale al tema del corretto funzionamento della giutizia, non solo per rivendicare il diritto di esercitare compiutamente la professione, ma sopratutto perchè avvertono il pericolo che il protrarsi della attuale situazione di stallo determini un grave contraccolpo rispetto alla credibilità delle istituzioni democratiche di cui la giustizia è protagonista imprescindibile”.

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Il commissario dell’Ordine si sofferma sulla situazione agrigentina. “La parziale ripresa delle attività del tribunale di Agrigento, disciplinata dalle disposizioni organizzative del presidente, in un quadro di confronto costante e leale con l'avvocatura agrigentina, necessita di un rinnovato impulso, che richiede la rivisitazione di norme e disposizioni ministeriali, introdotte nel pieno dell'emergenza sanitaria, e che troverà nell'avvocatura un contributo franco e consapevole delle esigenze di preservazione della salute pubblica e di tutte le figure professionali, compresi gli avvocati, che, con il consueto e rinnovato impegno, sono chiamate al dovere di garantire l'effettività della giurisdizione, sede di composizione dei conflitti sociali e di tutela delle libertà”.

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