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Il flash mob dei magistrati onorari

Il flash mob dei magistrati onorari

"Siamo lavoratori in nero alle dipendenze dello Stato", il flash mob dei magistrati onorari

I "precari della giustizia" si sono radunati, con in mano un codice e una rosa, davanti al tribunale con uno striscione di protesta nei confronti del Guardasigilli

Vice procuratori onorari, giudici onorari di tribunale e giudici di pace: tanti "precari della giustizia", che ogni giorno portano avanti decine di processi, si sono dati appuntamento davanti all'ingresso del palazzo di giustizia di via Mazzini con un codice e una rosa in mano per protestare contro il governo che ha rinviato l'esame di un testo di legge di riforma della categoria.

"Lavoriamo in condizione di totale precariato - ha detto Manuela Sajeva, la vice procuratrice più longeva in servizio ad Agrigento - senza avere diritto ad una retribuzione certa, a un'assistenza e a una previdenza. Siamo lavoratori in nero ma il nostro datore di lavoro è lo Stato".

Nel mirino dei magistrati onorari anche le frasi del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, messe per iscritto ironicamente su uno striscione, che aveva definito il loro ruolo "spontaneo, precario e temporaneo, pena la perdita di prestigio della magistratura professionale". 

Il flash mob, al quale hanno partecipato decine di toghe onorarie, è iniziato alle 13,30 ed è proseguito per una quarantina di minuti.

Gli onorari, anche alla luce di un pronunciamento in tal senso della Corte europea dei diritti dell'uomo, chiedono il riconoscimento dello status di lavoratori dipendenti.

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