Cronaca Centro città / piazza Lena

I "massi" in piazza S. Giuseppe, il progettista: «Non c'entrano nulla»

Con il completamento e la restituzione alla città di piazza Lena e piazza San Giuseppe, mentre gli agrigentini esprimono giudizi più o meno favorevoli circa le opere “scultoree” realizzate da Silvio Benedetto e già collocate, a spiegare cosa sia “andato storto” nella resa finale è il consulente scientifico e realizzatore del concept, sia artistico che architettonico, Giuseppe Pellitteri

Con il completamento e la restituzione alla città di piazza Lena e piazza San Giuseppe, mentre gli agrigentini esprimono giudizi più o meno favorevoli circa le opere “scultoree” realizzate da Silvio Benedetto e già collocate, a spiegare cosa sia “andato storto” nella resa finale è il consulente scientifico e realizzatore del concept, sia artistico che architettonico, Giuseppe Pellitteri.

L'architetto e e professore di Composizione architettonica e urbana, incaricato dalla precedente amministrazione di “concettualizzare” il progetto di cui si è poi occupato nella parte esecutiva l'ufficio tecnico comunale, non prevedeva affatto le opere che tanto stanno facendo discutere e che non erano previste durante i tre tavoli tecnici in cui la Soprintendenza avrebbe approvato i progetti.

Ma, come dallo stesso confermato, il progettista non è stato chiamato a offrire il proprio parere in nessuna delle fasi propedeutiche all' “innesto" di queste creazioni artistiche, e ci tiene a dire che non sono una sua idea, né tantomeno sono dallo stesso condivise per stile, per congruità con l'idea concettuale, né per temi trattati, o per appropriatezza con gli spazi architettonici realizzati.

«Il progetto al quale ho dato il mio apporto è stato ideato per la riorganizzazione degli spazi, per rigenerare il centro storico e innestare nuovamente nel tessuto urbano quelli che sono divenuti parcheggi ma in origine erano una piazza del mercato e un belvedere: avevano un significato urbano e sociale che volevamo riattribuire loro.

Il progetto originario tendeva a rimettere le piazze in relazione alla città, ed era funzionale non solo alla riqualificazione architettonica e urbana ma prevedeva anche lo sviluppo dell'arte contemporanea, con opere realizzate a seguito di un concorso di idee pubblico, con momenti di verifica, confronto. Il connubio tra arte e architettura non c'è stato, perchè la gestione è stata fatta non attraverso concorso di idee ma in maniera diretta da parte dell'Amministrazione attuale, senza coinvolgere la collettività, senza una manifestazione pubblica, e senza coinvolgere me che in ogni caso avevo la direzione artistica dei progetti».

In quanto alle opere Pellitteri non ha dubbi: non coincidono con la richiesta, e questo monumento sproporzionato è stato collocato occupando un posto destinato ad eventi e alla socializzazione in piazza San Giuseppe. Inoltre in piazza Lena non hanno a che vedere con la rappresentazione del Cosmo empedocleo, ottenuto attraverso le luci, atte a rappresentare le costellazioni, con frammenti e blocchi posti in maniera tale da rappresentare il caos che si riorganizza e si aggrega, mentre le pareti rappresentano l'acqua (con il fuoco, quale ulteriore elemento, rappresentato dalle luci che si riflettono sull'acqua stessa), insieme ocn la terra e l'aria che costituiscono i 4 elementi che sono origine di ogni cosa nella filosofia empedoclea.

«I muri – spiega Pellitteri - dovevano essere soggetto di raffigurazioni che riconducessero ad Empedocle e non sono stati utilizzati, ma in uno spazio che doveva rimanere libero sono stati collocati pezzi di pietra che rappresentano dei ruderi di significato opposto a quello ricercato nel contesto architettonico complessivo».

Il progetto, secondo l'architetto, non è stato ricondotto a un discorso generale che vedeva sinergia tra architettura e arte e, ora, ci sono opere fuori di posto, con temi non coerenti con quanto è stato chiesto. Opere non consone né per espressione figurativa, né per modalità di realizzazione, né per tecnica utilizzata come avrebbe dovuto essere, né per proporzioni, così come per soggetto e temi affrontati: abbiamo due spazi restituiti alla città, ma nel loro allestimento artistico risultano inorganici e difformi da quanto si era previsto.

«Questo penalizza la resa finale – ha detto Pellitteri - penalizza tutto».

In quanto a un parere tecnico sulle opere, l'architetto è chiaro: non esprimono compiutamente né completano il pensiero di Empedocle. E' insufficiente la parte artistica, non è congruente, in linea con quello che erano sia le previsioni progettuali sia il risultato unitario che si voleva esprimere con l'architettura della piazza. L'opera sintetizza i 4 elementi primordiali, invece dovevano essere lasciati separati, con incisioni o bassorilievi su pavimenti e pareti, con scritte evidenti, anche per una migliore lettura del complesso artistico.

A scuola, insomma, il progetto nella sua resa finale avrebbe avuto un bell'insufficiente, per non dire che sarebbe stato bocciato. Vedremo che voto attribuirà alle piazze il sentire comune.

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