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Sabato, 22 Giugno 2024
La requisitoria

Giro di squillo fatte arrivare dalla Romania per prostituirsi al locale "Dolce vita": chieste 4 condanne

La gran parte dei reati, risalenti anche a una ventina di anni addietro, sono prescritti: il locale lungo la strada industriale sarebbe stato adibito a spettacoli osè a pagamento con palpeggiamenti e toccamenti all'interno dei camerini

Squillo assoldate dalla Romania e fatte prostituire nel locale "Dolce vita", lungo la strada industriale: a distanza di quasi venti anni dai fatti la gran parte dei reati sono prescritti. Restano, comunque, in piedi le accuse di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per le quali la procura ha chiesto, adesso, quattro condanne.

La condanna più alta - 7 anni di reclusione e 250mila euro di multa - è stata proposta per Elena Acujboaei, 43 anni, rumena, ritenuta una delle principali assoldatrici delle prostitute. Due anni e 8 mesi di reclusione ciascuno e una multa di 150mila euro per Andrea Amato, 58 anni, di Porto Empedocle, Antonio Caramazza, 52 anni, di Favara e Giovanni Corvaia, 45 anni, di Agrigento.

Non doversi procedere, per avvenuta prescrizione dei reati, nei confronti di Mario Ciulla, 40 anni, Vito Destro, 57 anni; entrambi di Agrigento e la rumena Ana Elis Acuijboaei, 41 anni, sorella della principale imputata. Secondo il pubblico ministero Elenia Manno, che ha illustrato la sua requisitoria, i reati legati alla legge Merlin, ovvero lo sfruttamento della prostituzione, sono prescritti.

Gli imputati avrebbero procacciato le prostitute rumene pagando loro il viaggio e promettendo facili guadagni. Per l'ingresso in Italia, in quegli anni più complesso perchè la Romania non faceva parte dell'Unione europea, avrebbero attestato falsamente l'ospitalità per altri motivi. Una volta arrivate in Italia le ragazze, sostiene l'accusa, venivano fatte prostituire nel night "La dolce vita", nella zona industriale della città, che ha dato il nome all'operazione. All'interno del locale notturno vi sarebbero stati dei camerini dove le ragazze vendevano il loro corpo ai clienti.

"Non sono stati consumati rapporti sessuali completi ma toccamenti e palpeggiamenti a pagamento che, per chi esercita sfruttamento come in questo caso - ha sottolineato il pm -, è reato. Quello che avveniva all'interno del locale è stato provato in maniera indiscutibile dalle indagini dei carabinieri, dalle riprese effettuate di nascosto nei privè e da un testimone che ha ammesso che poteva entrare chiunque, e non solo i soci, pagando un biglietto che andava dai 50 ai 100 euro a secondo delle prestazioni previste". 

Il processo è stato aggiornato al 6 giugno per le arringhe dei difensori: nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano, Salvatore Pennica, Massimo Perrotta, Daniele Re, Fabio Inglima Modica e Aldo Virone. 

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