Girgenti acque, l'"urlo" di Marco Campione: «Siamo stati lasciati soli anche dalle Istituzioni»

Inquinamento e aggressione di un operatore a Cattolica Eraclea. Questi i temi trattati nel corso della conferenza stampa in cui il presidente di “Girgenti acque”, Marco Campione, ha stigmatizzato l’aggressione subita nei giorni scorsi da un dipendente della società che stava effettuando le normali operazioni per garantire la distribuzione idrica, incappando nelle ire di un utente moroso cui era stata staccato il contatore la settimana prima

Inquinamento e aggressione di un operatore a Cattolica Eraclea. Questi i temi trattati nel corso della conferenza stampa in cui il presidente di “Girgenti acque”, Marco Campione, ha stigmatizzato l’aggressione subita nei giorni scorsi da un dipendente della società che stava effettuando le normali operazioni per garantire la distribuzione idrica, incappando nelle ire di un utente moroso cui era stata staccato il contatore la settimana prima.

Ma non solo, Campione, Marisa Macaluso, responsabile del personale, Francesco Barrovecchio, responsabile della depurazione, e Angelo Cutaia, dirigente ufficio Afc, hanno voluto ribadire la sensazione di “solitudine” in cui si trovano a operare.

L'AGGRESSIONE - «Nessuno ha chiamato o è intervenuto per prendere posizione contro un gesto che, per giunta, si è dimostrato essere premeditato e in danno di un uomo che stava solo svolgendo il proprio lavoro. Né dalle Istituzioni locali, né dal mondo dell’associazionismo né da quello della Chiesa, e questo ci lascia l’amaro in bocca», hanno detto.

«Chiediamo a tutti, dalla stampa all’opinione pubblica, di prendere coscienza di un dato che è quantomai reale: noi gestiamo un servizio secondo legge, assicuriamo l’erogazione idrica in maniera costante, cosa che negli anni prima della nostra gestione era un miraggio, e non siamo il “nemico” da combattere. I distacchi, che avvengono solo dopo aver tentato tutte le conciliazioni possibili (e in atto sarebbero 18mila i morosi e 8mila i contatori "sigillati", ndr) , avvengono anche a tutela di chi paga. Chiediamo ai sindaci, a tutti i rappresentanti delle istituzioni, ai cittadini, alle associazioni, - ha aggiunto Campione - di mantenere la memoria storica delle vere inefficienze che hanno, nel passato, afflitto il territorio, di rispettare il lavoro incessante di chi opera tutti i giorni per garantire il servizio idrico in tutta la provincia».

L'INQUINAMENTO - Ragguagli sono, poi, stati forniti in merito al recente caso di “parametri non conformi” dell’acqua che ha visto, loro malgrado, coinvolti i cittadini di Canicattì, Campobello di Licata e Ravanusa. Un inquinamento e una presenza di batteri fecali che Siciliacque nega essere mai realmente esistito.

«Abbiamo affrontato con immediatezza l’emergenza, interrompendo l’erogazione perfino sul versante occidentale della rete - hanno spiegato - allo scopo di appurare quale fosse la reale origine dell’inquinamento. Sia le analisi dell’Asp che le nostre (che effettuiamo per legge quasi ogni giorno) hanno confermato la presenza dapprima di coliformi e in un momento successivo di escherichia coli. Abbiamo dovuto aumentare la clorazione per ristabilire i parametri e anche  ripulire le vasche d’accumulo così come l’intera rete di distribuzione: la situazione è sotto controllo e continueremo a produrre le dovute analisi così come è nostra consuetudine. Di certo l’acqua che arriva dal Fanaco è pulita, il problema deve essersi verificato lungo il tragitto che porta l’acqua fino ai partitori o poco dopo».

Circostanza, quella dell’inquinamento, confermata dalla dottoressa Agata Petralia, responsabile del servizio di Igiene degli alimenti e che nutrizione dell’Asp che si occupa anche della sorveglianza dell’acqua destinata al consumo umano. Ma smentita da  Siciliacque  attraverso il suo direttore generale, Enrico Spada: «Le nostre analisi evidenziavano solo una lieve presenza di coliformi - ha obiettato il dg -. Abbiamo portato i nostri campioni in un laboratorio esterno e accreditato» ha aggiunto, affermando di non sapere come fosse possibile una totale discrepanza tra i risultati delle analisi prodotte dalla società che “vende” l’acqua a “Girgenti acque”, e quelle effettuate dallo stesso gestore idrico che collimavano con quelle dell’Asp di Agrigento. La stessa Azienda sanitaria aspetta adesso la fine della santificazione di serbatoi e condotte cittadine perché le vasche vengano nuovamente riempite e si possa effettuare un nuovo campionamento a Campobello di Licata, dove la carica batterica è risultata essere maggiore.

Rispetto alla provenienza di quest’acqua inquinata e alla fonte dell'inquinamento, che è utile conoscere perché si scongiuri possa avvenire un altro caso analogo, ancora sospesi sono gli interrogativi. Con Siciliacque che nega sia mai avvenuto, e con Girgenti acque che assicura si sia verificato nelle condutture non di sua pertinenza, è davvero difficile capire: l’unico possibile spiraglio riguarda la notizia, fornita da uno dei tecnici di “Girgenti acque” presenti alla conferenza stampa, che nei giorni precedenti al caso di inquinamento Siciliacque avrebbe effettuato delle riparazioni alla condotta. Motivo per cui è possibile supporre che è in quel momento che, durante le operazioni di scarico e ricarico, sia avvenuta la contaminazione.

Ma, mancando anche la semplice conferma dell’accaduto da parte della società che gestisce il cosiddetto "sovrambito”, rimangono solo le supposizioni e la speranza che non accada ancora. Intanto l’Asp dovrebbe avviare un monitoraggio della rete di adduzione di Siciliacque, per verificare che l’acqua venga trasportata in condizioni di salubrità.

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