Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

Clientelismo e profitto personale, la Dia su Girgenti Acque: "Se c'era da aggiustare, da calmierare si trovava l'uomo giusto"

Il generale di brigata Nicola Altiero: "Se nel 2015 ci avessero ascoltato e avessero letto, con assoluta buona fede, gli atti presentati, già allora potevamo mettere punto a questa vicenda. Grazie al vice questore Roberto Cilona: è stato quello che ha creduto più di tutti in questa indagine"

In basso: il procuratore aggiunto Totò Vella, in alto: il vice questore Roberto Cilona

"La Dia in questa indagine è parte lesa, parte danneggiata. Se nel 2015 ci avessero ascoltato e avessero letto, con assoluta buona fede, gli atti presentati, già nel 2015 potevamo mettere punto a questa vicenda. Così non è stato, anzi l'associazione a delinquere si è alimentata ancora di più, si è rafforzata. Sull'altare del clientelismo, del business e profitto personale, se c'era bisogno di mettere mano al sistema amministrativo-contabile o di edulcorare alcune poste di bilancio, si metteva l'omino giusto nel settore della contabilità. Se c'era da calmierare il collegio sindacale, lo si faceva presiedere da un uomo di Campione; se c'era da mettere mano alla questione delle tariffe, si dava mandato per definire un ricorso e di farlo approvare. Se c'era bisogno di calmierare e avere un consenso mediatico, si catturava il consenso del redattore di una nota testata giornalistica affinché scrivesse a favore delle società del gruppo Campione. Appena c'era un ostacolo, si trovava quindi la soluzione giusta. E' questo che ci siamo trovati davanti". Lo ha detto il generale di brigata Nicola Altiero, vice direttore della Dia, durante la conferenza stampa per gli 8 fermi eseguiti nell'ambito dell'inchiesta su Girgenti Acque.

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Il generale di brigata Nicola Altiero ha ringraziato - pubblicamente, durante la conferenza stampa, - il dirigente della sezione agrigentina della Dia: il vice questore Roberto Cilona. "E' stato quello che ha creduto più di tutti in questa indagine. Stiamo ancora lavorando e stiamo verificando se ci sono le condizioni per delinare un aggravante del metodo mafioso che porterebbe il contesto su un altro piano".

"La Dia è stato il primo organo di polizia che ha visto lungo su Girgenti Acque, è stato l'organo che ha segnalato per primo infiltrazioni di un certo tipo, ha analizzato la costituzione del patrimonio, la genesi delle società di Marco Campione, ha posto l'accento sulla gestione di Girgenti Acque, ha fatto le segnalazioni al prefetto quanto alla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Agrigento - ha spiegato il procuratore capo Luigi Patronaggio - . Queste segnalazioni, allora, non andarono a buon fine, ma il lavoro è rimasto ed è stato un lavoro di qualità".

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"La difficoltà maggiore in quest'inchiesta è stata che erano tutte società divise, separate, indipendenti l'una dall'altra. Ma in realtà era un'unica 'testa' che gestiva tutto, era quindi semplice fare uno scambio di fatture a copertura di crediti fittizi o gonfiare delle poste di bilancio - ha spiegato, invece, il colonello Dell'Anna del nucleo Polizia economico-finanziario della Guardia di finanza - . A fronte di un impianto contabile corretto, bisognava andare oltre a dimostrare che era solo un impianto contabile fittizio e che dietro quello c'era ben altro. C'era sì la necessità di una evasione fiscale con false fatturazioni, ma c'era anche la necessità, molto più importante, di far quadrare il bilancio. In questo si innesta anche una società di revisione di rilevanza nazionale che sembrava anch'essa dipendente da Campione. Indicativo quanto è emerso in una circostanza: il responsabile del gruppo ha chiesto conto ad un Comune, perché aveva necessità di certificare dei crediti, di confermare il credito nei confronti della Girgenti Acque. Quel Comune è caduto dalle nuvole e ha detto: 'Qua non solo non avete un credito, ma ci dovete dare il doppio di quello che ci chiedete'".

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