Dalle tv locali fino a "mamma Rai", Giovanni Taglialavoro: "Ho realizzato il mio sogno"

Il nostro volto della settimana conosce la gavetta vera. Figlio di un noto panificatore agrigentino, oggi è uno degli autori più apprezzati

Giovanni Taglialavoro

Sei un attore, imprenditore, uno studente, o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Figlio di un noto panificatore agrigentino, oggi, è considerato tra gli autori più apprezzati della Rai. Il nostro volto della settimana è Giovanni Taglialavoro.  Capo progetto di uno dei programmati storici della tv italiana, ovvero “UnoMattina in famiglia”.

La sua è stata gavetta vera, dalle tv locali fino ad arrivare al grande salto: la Rai. A piccoli passi dentro un mondo che non fa sconti, tutt’altro.

Giovanni Taglialavoro, che di mestiere fa l’autore tv, è partito da Agrigento con uno zaino pieno di grandi sogni e affamate ambizioni. L’esperienza di una tv locale, con gli annessi tempi tecnici che un giornalista di frontiera deve rispettare, e tanto altro: ecco la storia di Giovanni Taglialavoro.

 Agrigentino doc ma romano d'adozione. Dalle tv locali al Giornale di Sicilia, diventando il capo progetto di UnoMattina in Famiglia. Salve Giovanni, ci racconti la sua storia?

 "Ho insegnato per molti anni coltivando la passione del giornalismo. Giornaletti al Liceo, collaborazione al Giornale di Sicilia, a L'Ora, al manifesto, al Corriere della Sera, poi l'esperienza a Radio1 Agrigento e l'approdo a Teleacras che ho diretto per 11 anni. Poi in Rai 23 anni fa dove ero stato anche nel 1986 per il primo anno di UnoMattina e dove continuo ad operare come autore capoprogetto di UnoMattina in Famiglia".

La sua è stata una gavetta vera. Oggi è un autore di uno dei programmi più seguiti di sempre. Quanta ‘agrigentinità’ c'è nei suoi progetti?

"Racconto un episodio. Quando nel 1997 ritornai a lavorare in Rai chiamato da Michele Guardì per collaborare a Domenica In, mi capitò di dover montare un'intevista che avevo fatto, come autore, alla succeditrice di madre Teresa. La produzione mi chiese quanto tempo mi occorresse per il montaggio e io dissi una mezzoretta. Occhi sbalorditi della produttrice esecutiva la quale invece prenoto il montatore per 4 ore. Questi erano i tempi standart in Rai. Ma io venivo da un'esperienza , quella di Teleacras, dove il giornalista spesso montava i suoi servizi e comunque con i vari Pino Simonaro, Angelo Incorvaia, Paolo Tamburello e Alessandro Giuliana quell'intervista l'avremmo montata in mezz'ora. A Roma sono arrivato con un carico di esperienza professionale ben superiore a quella che mi veniva richiesta dai ruoli che ho ricoperto. Del resto a riprova di quello che ti sto dicendo, vale il tragitto professionale dei miei  redattori agrigentini: Carmelo Sardo, redattore capo alla cronaca di Tg5, Luigi Galluzzo conduttore di TgCom eTG4, mio figlio Francesco caposervizi a Rainews, Giuseppe Crapanzano redattore capo Radiorai, Alfredo Conti, conduttore di Rai Sicilia...Aggiungo che un Pino Simonaro, ma il discorso vale anche per gli altri tecnici che ho nominato, avrebbe benissimo potuto diventare un direttore di produzione Rai o Mediaset.  Per tornare alla tua domanda: c'è molto Agrigento nel mio lavoro, però una Agrigento particolare, poco lamentosa e molto operosa, una Agrigento che non sente il bisogno di sentirsi riconosciuta, ma al contrario capace di riconoscere e fare i conti con la contemporaneità e la sua complessità".

In uno dei suoi recenti articoli ha raccontato le bellezze dell’Agrigentino. Le manca la sua città?

"No, non mi manca perché è sempre presente dentro di me e quando non ci sono fisicamente mi connetto ad essa attraverso i social. Nulla che riguardi Agrigento mi è indifferente. Spesso quando i fatti e le circostanze me lo consentono ospito storie e personaggi di Agrigento in trasmissione. Di recente ho avuto ospiti la famiglia dell'avvocato Vincenzo Campo, il filosofo Maurizio Iacono, il procuratore Ottavio Sferlazza".

Il suo approccio con il giornalismo inizia a 16 anni, avendo come mentore Gianni Brera. Ha un consiglio per i giovani agrigentini?

"Non cedere alla tentazione che il gioco pubblico si riduca a 'levati tu che mi ci metto io': c'è anche questo, ma non ci si può formare su questo. Le idee contano, e in determinate circostanze , riescono pure a cambiare le cose. Quanto poi al mestiere di giornalista ci sono vari modelli, tutti possibili, a me piace quello in cui non ci si crede ai giudici dei fatti o delle persone ma solo testimoni, non protagonisti ma semplici narratori".

Cosa cambierebbe di Agrigento?

"Pensare in grande, farsi contagiare dalla strepitosa bellezza del parco e trasformare la città moderna ad immagine di esso, cambiando con gradualità e realismo, ma senza tentennamenti, i depositi urbani di sciagurate stagioni per fortuna passate nel tempo e nelle coscienze. Capire che c'è da costruire un indotto portentoso attorno al parco fatto di servizi ai turisti e alle famiglie e alle scuole. Qui ci sono tutte le condizioni per un futuro di lavoro e benessere. Questa la cornice del cambiamento. Poi in concreto interverrei subito nel centro storico e a Villaseta con un piano di risanamento radicale delle strade e delle scale, e degli edifici pubblici, messa in sicurezza delle case abbandonate e pedonalizzazione radicale. Trasferimento di tutti i corsi universitari nel centro storico  e di qualche istituto superiore. Messa a verde dell'area di Terravecchia...Mi fermo qui. L'elenco potrebbe essere troppo lungo". 

Qual è il suo più grande sogno professionale?

"In realtà l'ho già realizzato: raccontare per primo la scoperta del teatro antico di Agrigento inseguito da secoli e finalmente trovato. Ho davvero pianto quando ho visto le sue tracce e per un patto d'onore ho dovuto tenermi la notizia per un paio di mesi prima di poterla dare".

Dove si vede tra vent'anni?

"Domanda molto ottimistica".

Sogna di tornare ad Agrigento?

"Ci torno spesso e le vacanze mie sono sempre lì. Quanto alla possibilità di tornarci ad abitare stabilmente oggi mi sembra poco probabile per gli impegni familiari che mi trattengono a Roma".0-2-3-4

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