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Il giornalista Angelo Vecchio presenta il libro "Isolati si muore"

Quest'opera suggerisce alternative alle sceneggiature cinematografiche, a volte piene di degradati dialoghi sentimentali, che danno beneficio soltanto a chi ama il lieto fine

Ci sono due tipi di uomini. C’è chi segue la strada dei codici e chi non li osserva. Il fuorilegge è un barbaro, che impugna le armi e distrugge. E’ una verità crudele. L’uomo corretto crede nel proprio lavoro, altroché. Lo sceglie, come ciascuno di noi imbocca una via piuttosto che un’altra.

Nessuno ha mai potuto raccontare di essere stato colpito in pieno petto da un fulmine. Angelo Vecchio, giornalista e scrittore, che da oltre quarant’anni si occupa di cronaca nera e giudiziaria, torna in libreria con un altro romanzo. Com’è nel suo stile, lo fa attingendo dalla cronaca.

In “Isolati si muore” (Nuova Ipsa, 10 euro) racconta una storia a metà strada tra la fantasia e la realtà. Il protagonista è un magistrato cosciente di combattere una guerra difficile. Già, perché la mafia è un nemico potente, imprevedibile, carnefice, stragista.

Lui, paga a caro prezzo l’amore per i codici. Nello stesso buco nero finisce un giovane agente della Squadra mobile palermitana. Poi c’è lei, la sua fidanzata, poliziotta per metà nordafricana.

Una scrittura incalzante quella di Angelo Vecchio, con un periodare breve, senza fronzoli, che promette novità in una riga e mantiene l’impegno in quella successiva. Una prosa dominata dall’evento. Vecchio, per non tradire la sua matrice di cronista di nera, sembra trovarsi sullo scenario del crimine e racconta in diretta per il proprio lettore.

Questo libro suggerisce alternative alle sceneggiature cinematografiche, a volte piene di degradati dialoghi sentimentali, che danno beneficio soltanto a chi ama il lieto fine. Ma Angelo Vecchio, cronista per vocazione, diventa anche spettatore di eventi terribili, che mette assieme tante storie senza chiedere nulla alla fantasia, perché per mestiere è abituato a guardarsi attorno.

Se si scorrono le prime pagine dei suoi quaranta titoli, tra saggi, romanzi e racconti, si capisce subito il tocco artistico, che traspare dalla semplicità con la quale l’autore di “Isolati si muore” passa dalla cronaca alla letteratura.

Basta leggere un capoverso delle cento pagine di questo libro per capirne l’essenza. Uno dei sicari entra nella stanza da letto, spara una serie di colpi e uccide moglie e marito. E’ una strage. Dio dov’è?

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