Cronaca

Giornalismo e mafia, la Bbc si occupa del "Caso Castaldo"

La giornalista Alessia Cerantola, nel blog che tiene sul sito della radiotelevisione del Regno Unito, ha riportato la storia che Franco Castaldo ha raccontato anche alla Commissione parlamentare Antimafia guidata da Claudio Fava, che da più di dodici mesi con un gruppo di colleghi parlamentari lavora sulle ingerenze tra mafia e giornalismo

Anche la Bbc si è occupata del "caso Castaldo".

La giornalista Alessia Cerantola, nel blog che tiene sul sito della radiotelevisione del Regno Unito, ha riportato la storia che Franco Castaldo ha raccontato anche alla Commissione parlamentare Antimafia guidata da Claudio Fava, vicepresidente di palazzo San Macuto, figlio di Giuseppe, giornalista ucciso da Cosa nostra nel 1984, che da più di dodici mesi con un gruppo di colleghi parlamentari lavora sulle ingerenze tra mafia e giornalismo.

Già ripresa da testate nazionali, la storia del cronista agrigentino, direttore del settimanale Grandangolo, "pagato per non scrivere" sul quotidiano La Sicilia, è stata raccontata qualche giorno fa anche da il Fatto Quotidiano.

«È la terra che ha versato il contributo di sangue maggiore alla libertà d’informazione, con otto cronisti su nove assassinati perché facevano il loro lavoro. Ma dopo gli assassini di Mauro De Mauro e Mario Francese, dopo le minacce a Lirio Abbate, in Sicilia è calata la pax: non si spara più. Al massimo per far tacere un cronista lo si paga per non lavorare - scrive Giuseppe Pipitone -. È quello che è successo a Franco Castaldo: il quotidiano La Sicilia di Mario Ciancio gli paga regolarmente lo stipendio, dopo decine di cause, ma lui non lavora, e Ciancio gli impedisce di entrare nella redazione di Agrigento, dove risiede. Il motivo? Nel 1995 Castaldo ha raccontato le accuse di contiguità alla mafia mosse dalla magistratura a Filippo Salamone, l’imprenditore poi condannato definitivamente a sei anni e mezzo di carcere. "In seguito a un incontro tra Ciancio e il Salamone, ricevetti una letterina di tre righe: intendendo avvalerci della sua alta professionalità, la trasferiamo a Catania al settore cronache. Trasferito a Catania mi hanno messo in uno sgabuzzino. Ricordo che non avevo una scrivania né un telefono, mi sedevo nel posto del collega che quel giorno era di corta", racconta lui davanti alla commissione antimafia. "Dopo effetto del mio primo articolo Salamone ha querelato e citato per danni me e il mio editore, ma prima ancora di arrivare al processo scoprii che Salamone aveva rinunciato ad ogni attività risarcitoria e ritirato le querele nei confronti di Ciancio". Risultato? "Dal 1996 ad oggi sono diciotto anni che percepisco lo stipendio e ogni due anni un risarcimento del danno ma non ho più messo piede in redazione ad Agrigento”. Dopo aver perso una serie di cause Ciancio si è arreso: paga Castaldo basta che non scriva un rigo sul suo quotidiano».
 

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